La protesta
Marini mai visto, sessante opere inedite
Aperta a Palazzo del Tau una mostra di grande importanza per ricostruire l'evoluzione dell'artista pistoiese
PISTOIA. Marino Marini inedito. Ha aperto i battenti una
nuova collezione semi-permanente, costituita da 60 opere, allestita in quattro sale del Palazzo del Tau, sede della Fondazione Marino Marini di Pistoia, dedicata all'artista pistoiese. Dalle prime acqueforti, realizzate come studente dell'Accademia di Brera negli anni 1917-1918, alle opere che siglano gli ultimi anni della sua vita, al centro di una parabola simbolica, gioiosa e colorata che vedono il maestro di Pistoia nel 1978 riconciliarsi con il mondo, ballare e divertirsi con i giochi di equilibrio, i salti e le acrobazie del mondo circense.
Nelle sessanta opere, molte delle quali mai viste e provenienti dal ricco patrimonio di proprietà della Fondazione Marino Marini (che annovera complessivamente oltre 4mila lavori), c' tutta l'essenza del pensiero di Marino: figurativo, astratto, pittorico, scultoreo, materico e sensibile. La collezione semi-permanente arricchisce quattro sale del Museo negli spazi che la Fondazione ha riorganizzato e rinnovato con l'obiettivo di sostenere l'idea di una piccola grande capitale della cultura e dell'arte che continua a palpitare, dopo aver raccolto i frutti della stagione da record dello scorso anno. L'evento ha un carattere di unicità: mostra il talento proteiforme dell'artista e la presenza, sin dagli albori, di quei semi che nel corso della carriera si evolveranno.
"E' un'operazione culturale ad ampio raggio in cui raccontiamo da nuovi punti di vista l'avventura artistica di un grande protagonista del ventesimo secolo, l'arte aperta, trasversale, accogliente, internazionale di un Marino che non finisce di stupirci - dichiarano Ambra Tuci e Francesco Burchielli, rispettivamente coordinatrice degli eventi e responsabile della collezione della Fondazione Marino Marini -.
A testimoniare il genio pittorico di Marino e delle sue relazioni con lo scenario internazionale, la Fondazione tira fuori dai depositi una sequenza di 24 composizione astratte, parte di un più numeroso corpo di opere, complessivamente quasi il doppio, dipinte nella primavera del 1960, con le quali l'artista si avvicina all'amico Jackson Pollock e lo reinterpreta.
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