Sicurezza
«È stata una scelta dolorosa ma purtroppo inevitabile»
Il rammarico di Federico Pratesi, titolare della storica azienda di biancheria di Ponte Stella che si appresta a chiudere i battenti dopo la cessione del marchio
CASALGUIDI. La cessione del marchio a una società statunitense. Un pezzo di storia del tessuto produttivo locale che passa di mano, ma, soprattutto, una sessantina di posti di lavoro destinati ad andare persi. È questa la situazione della “Pratesi” di Ponte Stella, azienda di biancheria per la casa punto di riferimento del lusso in ambito internazionale. Più di un secolo di attività, le difficoltà sui mercati negli ultimi anni e – dopo il tentativo di rilancio con un nuovo management tra la fine del 2015 e il 2016 che non ha prodotto gli effetti sperati – la scelta di cedere, che si è concretizzata nelle ultime settimane.
Da qui il futuro incerto per circa 60 lavoratrici – una quarantina quelle dello stabilimento di Ponte Stella, più altre 20 “a domicilio” tra Pistoia, Gubbio e la provincia di Grosseto – impiegate nella produzione. Perché con il passaggio del marchio Oltreoceano sarà mantenuta solo la struttura commerciale e creativa, mentre la produzione è destinata alla dismissione.
Sullo stato delle cose abbiamo sentito Federico Pratesi, titolare dell’azienda che nel 2006 aveva tagliato il traguardo dei 100 anni di vita.
A che punto è l’operazione di cessione del marchio?
«Abbiamo firmato l’accordo. Adesso devono essere fatti una serie di passaggi tecnici. Stiamo procedendo nella direzione che comporta un futuro concentrato sul prodotto e sul rilancio della parte commerciale».
Quali sono le circostanze che hanno portato alla situazione attuale?
«Avevano intrapreso una strada che non ha portato a quello che speravamo: dopo gli investimenti in una nuova struttura manageriale, i risultati non sono stati quelli previsti e desiderati. Per questo, di fronte alle evidenze, abbiamo dovuto cambiare rotta e intraprendere la strada dolorosa della riorganizzazione. Non farò alcun nome. Menziono me stesso come capo di una squadra di manager che a me faceva riferimento. Si tratta di una scelta in cui in quel momento abbiamo creduto tutti. Per questo non ho intenzione di menzionare nessuno se non me stesso».
Quali sono, con la cessione, le prospettive per l’azienda e per la sua famiglia?
«La mia famiglia adesso è al servizio di un progetto. E senza il progetto non ci sarebbe stato nemmeno l’accordo. La famiglia Pratesi rappresenta, in questo senso, la garanzia della storia, della continuità e della qualità del marchio e sarà attiva nella parte stilistica».
Cosa si sente di dire alle lavoratrici della produzione che temono di perdere il proprio impiego?
«Con loro abbiamo mantenuto un dialogo continuo, aperto, sincero e trasparente. Abbiamo incontrato più volte le persone che sono con noi da tre generazioni, mantenendo con loro un alto livello di trasparenza. Si tratta di un passaggio doloroso: rispettiamo queste persone con le quali ci siamo accompagnati in un dialogo. Nonostante ognuno abbia un proprio ruolo, dal punto di vita umano e personale il dialogo non è mai mancato».
Cosa rappresenta la cessione di un marchio storico come Pratesi per il territorio?
«Certamente la perdita di un marchio importante. Deprimersi e non guardare avanti, però, non giova a nessuno. Una parte importante del marchio, come la mia famiglia e alcuni collaboratori dell’azienda, rimane sul territorio. Quello che cambia è l’approccio dal punto di vista della filiera produttiva, che, certamente, nel territorio crea uno strappo. Credo nella possibilità della nascita di una cooperativa tra i lavoratori della produzione. Dipende da loro. Io me lo auguro, ne sarei felice e penso che non sia impossibile. Se questo avverrà, potrà essere un modo per attutire in parte l’impatto locale di questa situazione».
Sullo stato della vicenda Pratesi, giovedì 12 aprile in Regione è prevista la riunione del tavolo di crisi, che sarà presieduto dal consigliere delegato Gianfranco Simoncini.
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