Sicurezza
«Pericoloso riaprire il Cassero»
Il pm ribadisce il no al dissequestro della discarica e punta il dito anche sugli pneumatici disposti sul fondo
SERRAVALLE. Togliere i sigilli al Cassero potrebbe ancora essere pericoloso. E citando la consulenza del proprio perito depositata lo scorso novembre, il pm Luigi Boccia lo ha ribadito ieri mattina davanti al Tribunale del riesame, al quale, il 18 gennaio scorso, la Cassazione, aveva rinviato il caso Cassero annullando per difetto di motivazione il no dei giudici pistoiesi alla richiesta di dissequestro, che era stata presentata dal presidente di Pistoiambiente Alfio Fedi e dal direttore tecnico dell’impianto Michele Menichetti.
Tra le contestazioni sollevate dalla suprema corte, c’era appunto anche quella sulla non sufficientemente specificata pericolosità derivante dall’eventuale ripresa dell’attività. E il pubblico ministero ha spiegato ieri nei dettagli il perché di tale pericolo. Il perito del pm ha escluso la causa dolosa per l’incendio del 4 luglio 2016 (quello che portò al sequestro), provocato, secondo lui, dalla natura dei rifiuti conferiti nell’impianto. Per colpa del gestore, che non avrebbe accertato – con analisi eseguite di volta in volta – la natura “non pericolosa” dei carichi arrivati da aziende di trattamento (e non direttamente produttrici primarie di rifiuti). Così come era avvenuto nel 1996, con le polveri di alluminio che si erano incendiate a contatto con l’acqua.
Quindi, la ripresa dell’attività con le stesse modalità sarebbe un rischio secondo il pm. Specificando anche le norme italiane e comunitarie che obbligherebbero (la difesa è invece di parere opposto) il gestore a classificare come pericolosi e a non accettare in discarica i carichi di rifiuti eterogenei provenienti da aziende di trattamento, se non analizzati volta per volta.
Non solo. La perizia ha rilevato altri elementi di pericolo oltre a quello di non sapere quale tipo di sostanze siano presenti nella discarica. Il principale sarebbe rappresentato dallo strato di pneumatici disposti sul fondo della stessa, come base isolante: gomma altamente infiammabile che non dovrebbe stare lì, in quanto chiamata a coesistere con il biogas generato dalla fermentazione dei rifiuti.
Fatto sta che il pm ha ribadito il suo no al dissequestro. Per il momento. Riservandosi di valutare le garanzie che l’azienda presenterà a sostegno della proposta avanzata di non accettare più quel tipo di rifiuti finiti nel mirino e acconsentire a una limitazione da parte della Regione della propria autorizzazione.
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