Il Tirreno

Pistoia

«Tribunale nuovo, facciamo presto»

«Tribunale nuovo, facciamo presto»

L’Ordine degli avvocati presenta lo studio per il trasferimento all’ex Ceppo

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PISTOIA. Sì o no ad un nuovo tribunale? «Occorre che la città prenda posizione su questo tema. Non farlo significa dire no alla permanenza a Pistoia di un tribunale efficiente». Parole di Giuseppe Alibrandi, presidente dell’Ordine degli avvocati. Che (in una conferenza stampa dove era presente anche il consigliere Massimo Brancoli) torna sul tema dell’ipotesi di spostamento all’ex Ceppo degli uffici giudiziari, parla dello studio di fattibilità fatto realizzare dallo studio dell’ingegner Giovanni Palchetti (quello di cui “Il Tirreno” ha dato notizia il 16 marzo scorso), ma soprattutto pone l’accento sulla necessità di fare presto.

Il rischio concreto, secondo l’Ordine degli avvocati, è che il tribunale di Pistoia finisca col subire una retrocessione in serie B o addirittura un accorpamento se dovessero prevalere linee di razionalizzazione come quelle contenute in uno studio di qualche anno fa del Consiglio superiore della magistratura (troppi tre tribunali autonomi tra Firenze e Pistoia). Se la città si dotasse di un tribunale nuovo, certo questo rischio verrebbe attenuato. Non foss’altro, perché il Ministero della giustizia probabilmente retrocederebbe malvolentieri un tribunale su cui avesse appena speso un bel pacchetto di milioni.

E allora? L’ipotesi sul tavolo è quella anticipata dal “Tirreno”: aule e uffici del tribunale (archivi compresi) sarebbero trasferiti al padiglione Cassa di risparmio dell’ex ospedale del Ceppo; gli uffici della procura – a differenza della precedente ipotesi – non andrebbero più al padiglione Lazzereschi ma sarebbero concentrati nel palazzo di San Mercuriale, in via XXVII Aprile. Una soluzione del genere, secondo l’Ordine, consentirebbe di realizzare comunque un tribunale più efficiente, meno costoso, privo di barriere architettoniche, più facile da sorvegliare, meglio fornito di parcheggi. Quanto ai fondi, la legge di stabilità 2015 ne mette a disposizione in abbondanza. E allora? «L’impulso – spiega Alibrandi – spetta alla conferenza permanente dei servizi in cui, oltre a noi e ad altri soggetti, è presente il Comune. E la nuova amministrazione su questo tema vuol fare le sue valutazioni. Ci hanno detto che potrebbero produrre anche una nuova proposta, magari in un altro sito. Per noi va bene, ma occorre che di qui a qualche anno la nuova sede ci sia davvero».

Alibrandi sta molto attento a non urtare sensibilità, ma quello che emerge è che oggi, rispetto al piano del Palagiustizia all’ex Ceppo, non è tanto il Ministero a doversi pronunciare, quanto il Comune a mettersi alla guida. E a Palazzo di Giano si sa che le perplessità sull’ipotesi non mancano. L’importante, comunque, sarebbe che presto si approdasse ad una scelta chiara.

Fabio Calamati

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