Lutto
«Il centrosinistra unito può vincere ad Agliana»
Dopo il crollo alle politiche, al via le grandi manovre per le amministrative 2019 I Democratici: «Manetti scioglierà la riserva entro un mese, poi via alle alleanze»
AGLIANA. Auspica un’alleanza del centrosinistra locale per le amministrative del prossimo anno, in attesa che il sindaco in carica, Giacomo Mangoni (al primo mandato), sciolga le riserve sulla propria ricandidatura. Parla a tutto campo il segretario del Partito democratico di Agliana (e capogruppo della maggioranza in consiglio comunale), Matteo Manetti: dai possibili scenari in vista delle elezioni 2019, alle riflessioni sul voto del 4 marzo.
«Il nodo della candidatura per un secondo mandato del sindaco Giacomo Mangoni sarà sciolto a breve – spiega –: nel giro di un mese, massimo un mese e mezzo, per consentire al partito di iniziare a lavorare al programma. La scelta spetta principalmente a lui, che ritengo debba essere il candidato. Questo permetterà di dare continuità all’attività amministrativa portata avanti in questa legislatura e chiudere progetti importanti come quello dell’unione dei servizi con Montale. La mia speranza è che Mangoni si ricandi».
C’è poi la questione alleanze, dopo la stagione dell’autosufficienza Pd, dal 2014 al governo di Agliana con giunta e maggioranza in consiglio monocolore. «In ambito locale sono sempre stato un mediatore – prosegue Manetti –. Il mio auspicio è che ci sia la possibilità di riunire il centrosinistra per non far prendere campo a destra e populisti. Per questo, per le alleanze, guarderemo alla nostra sinistra e non da altre parti. Non siamo chiusi a priori: da parte nostra c’è disponibilità al dialogo. Se troveremo un punto d’incontro, ben venga».
A sinistra del Pd oggi in consiglio comunale c’è la lista Agliana in Comune, che alle elezioni del 2014 col candidato Alberto Guercini raggiunse il 19,3%, piazzandosi subito alle spalle della coalizione Pd-Psi-Verdi e facendo rischiare il ballottaggio al sindaco Pd Mangoni (51,4%), che lo evitò per una manciata di voti. Ma per scegliere il candidato sindaco il Pd potrebbe ricorrere alle primarie? «Come segretario devo garantirle nel caso in cui l’assemblea le chiedesse. La mia opinione personale è che sarebbe meglio evitarle in una fase di continue rotture interne al partito come questa. Vorrei che ad Agliana non si ripresentasse una situazione come quella del 2014, quando ci furono primarie particolarmente scontrose». Primarie vinte 4 anni fa da Mangoni a discapito del sindaco Pd uscente Eleanna Ciampolini.
Manetti parla anche del voto del 4 marzo, tornata che ha visto il Partito democratico uscire dalle urne con le ossa rotte. «Credo che quello delle politiche vada letto come un voto di opinione e non come un giudizio sull’amministrazione locale – sottolinea il segretario dem –. Ad Agliana il Pd è comunque rimasto il primo partito. In questo voto c’è poco o nulla che possa essere assimilato a un giudizio sul governo locale. La Lega, ad esempio, anche qui ha fatto un risultato eclatante, ma non ha rappresentanti sul nostro territorio. All’opposto, Liberi e uguali, che può essere avvicinato alla lista Agliana in Comune, sul piano locale ha riportato un risultato pessimo che non rispecchia certo una realtà consolidata come, appunto, quella di Agliana in Comune. Pur trattandosi di elezioni che per noi sono andare male, il 4 marzo nel nostro Comune come Pd siamo riusciti a tenere il colpo, reggendo bene rispetto a quanto avvenuto altrove».
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