Gioco
«Noi migranti a Pistoia per cercare la felicità»
In un documentario le storie di donne e di uomini costretti a lasciare i loro paesi: dalle difficoltà di integrazione alla diffidenza nei confronti dei profughi di oggi
PISTOIA. L’immigrazione vista con gli occhi dei suoi protagonisti, persone che hanno lasciato il loro luogo di origine e hanno scelto Pistoia come meta di un viaggio alla ricerca della felicità. Storie di vita di donne e uomini, provenienti dal sud Italia e da paesi lontani, che, pur con mille differenze, raccontano dal loro punto di vista il fenomeno dell’immigrazione e il loro percorso di integrazione in città. Sullo sfondo, le mutazioni sociali di Pistoia, e il suo rapporto con l’accoglienza.
“In cerca della felicità” è il film documentario degli storici Stefano Bartolini e Giovanni Contini, prodotto dalla Fondazione Valore Lavoro, in collaborazione con Aiso-Associazione italiana di storia orale e PromoCinema-Festival presente italiano. Realizzato con la consulenza di Michele Galardini e la direzione tecnica di William Castaldo.
Il progetto, nato a cavallo tra il 2015 e il 2016, prende vita nell’estate di due anni fa, attraverso un lungo lavoro di interviste e di testimonianze di persone per le quali la migrazione è stata una scelta forzata. Quello che ne emerge è uno spaccato sulle mille sfaccettature di immigrazione e integrazione, elaborato attraverso una lettura storica, sociale e antropologica della città, utile anche a capire come queste stesse persone, ormai integrate nel tessuto cittadino, interpretino gli arrivi dei “nuovi” migranti.
Quindici gli intervistati, tra donne e uomini, (originari del sud Italia, di Senegal, Tunisia, Marocco, Albania, Romania, Palestina ed Eritrea) che, dagli anni ’60 agli anni ’90, hanno intrapreso il viaggio in cerca di una nuova vita, scontrandosi poi – una volta arrivati in città – con tutti i problemi che quella scelta ha comportato: imparare una nuova lingua, trovare un lavoro e una casa, far fronte alle resistenze e ai muri sociali.
Nelle parole di alcuni, l’orgoglio di avercela fatta con le proprie forze, ma anche una certa insofferenza nei confronti dei migranti di oggi, che – pur scappando come loro da fame e guerra – arrivano in Italia e vengono inseriti in progetti di accoglienza prima inesistenti.
A fare da cornice alle loro testimonianze, angoli della città che rappresentano per loro un luogo speciale, simbolo di una nuova vita.
Accanto a quei racconti, anche le voci un ex funzionario del Comune di Pistoia e quelle di due operatrici pioniere dell’accoglienza, una proveniente dal mondo laico e l’altra dal mondo cattolico, che raccontano le reazioni della città di fronte all’immigrazione, soprattutto negli anni ’90, quando ad arrivare in massa furono gli albanesi.
«La migrazione è un fenomeno antico come l’uomo, ma oggi viene visto come un’emergenza, e dunque temuto – spiega lo storico Bartolini – È un tema centrale del dibattito pubblico. Tutti ne parlano, spesso però senza cognizione di causa. È per questo motivo che è nato il documentario, il cui obiettivo non è dare risposte sul fenomeno e la gestione dell’immigrazione, ma anzi innescare una serie di interrogativi utili a svegliare nello spettatore una coscienza critica. Anche per questo stiamo lavorando per diffonderlo il più possibile, soprattutto nelle scuole».
“In cerca della felicità” è stato presentato per la prima volta la scorsa estate a Cgil Incontri. L’attuale versione del documentario è stata però modificata. Per organizzare proiezioni è possibile scrivere a archiviostorico@pistoia.tosc.cgil.it.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
