Il Tirreno

Pistoia

Muro contro muro in parlamento E la provincia resta ferma al palo

di Giuseppe Boi
Muro contro muro in parlamento E la provincia resta ferma al palo

Caterina Bini: «Né coi 5 stelle, né con la destra». Manuel Vescovi: «Al governo ma a modo nostro» E l’impasse istituzionale ricade anche sulle istanze del territorio nonostante il numero record di eletti

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PISTOIA. Ingovernabilità. È la parola incubo delle istituzioni italiane, dal Quirinale al più piccolo dei municipi. Ed è il timore anche delle amministrazioni pistoiesi. Nonostante il record di cinque parlamentari, le istituzioni locali si interrogano. A chi portare le loro istanze? Con chi dialogare per sbloccare le piccole, grandi, questioni del territorio? Qual è il referente cui bussare alla porta? Dal 4 marzo non c’è più. E non perché il centrosinistra sia quasi scomparso. Ma perché sui bisogni dei territori si generavano quelle convergenze trasversali indipendentemente dal colore politico. E nella legislatura che partirà il prossimo 23 marzo sembra impossibile qualsiasi tipo di convergenza.

Per averne conferma il Tirreno ha contattato i due parlamentari chiave eletti nel pistoiese. Da una parte il dominus della Lega in Toscana, quel Manuel Vescovi capace di portare il partito degli “zero virgola” al 20% e passo. Un senatore forte, non solo per i numeri, ma perché uomo chiave dell’avanzata leghista fuori dal perimetro padano. Dall’altra Caterina Bini prima bocciata all’uninominale, poi ripescata al proporzionale e ora non solo unica rappresentante in parlamento della tradizione rossa pistoiese, ma soprattutto senatrice del Pd. Ed è proprio in quel ramo del parlamento che i Dem diventano l’ago della bilancia della politica italiana.

Le loro dichiarazioni dimostrano l’impossibilità di comunicare tra i due, a partire dalle possibili nuove alleanze. «Personalmente per il Pd non vedo nient’altro che l’opposizione. Abbiamo perso, ma abbiamo fatto una campagna elettorale contro i populisti. Quindi Non ci sono margini di alcun tipo, né con la Lega né con il M5s», spiega la Bini. Vescovi invece sembra più possibilista: «La palla la ha Mattarella: è lui che decide. Poi le parti troveranno un modo, la situazione è la stessa di cinque anni fa. Certo noi andiamo avanti in coalizione e coi nostri programmi».

E sono proprio le diverse vivisioni sui temi chiave a scavare il solco . «Io sono nella Lega da 20 anni. Nel 2013 eravamo rimasti in pochissimi, sia come voti sia come elettori. Eravamo all’angolo per scelte sbagliate, ma le idee c’erano e aver imboccato la strada di difendere gli italiani ci ha portato ad essere determinanti in Italia e in Toscana».

Ma quel prima gli italiani in declinazione leghista, è opposto alle idee della Bini: «Io non rinuncio a un idea di una Toscana e di un’Italia solidale accogliente e generosa perché il vento tira da una certa parte. Dobbiamo certamente occuparci di più degli italiani che vivono nella povertà. Ma di no a una guerra tra poveri. E su immigrazione e sicurezza siamo stati travolti dalla percezione della questione da parte degli elettori, anche per le tante falsità come quella che il Pd dà i soldi facili agli immigrati».

Ed è su questi temi che la Bini chiede anche all’interno del partito «una discussione ampia e che si a la base di un riscatto da questa difficoltà e che riporti a prendere contatto con il territorio». Mentre Vescovi va avanti con la sua “macchina da guerra”: «Questa Regione è bellissima ma amministrata mediocremente. Il mio obbiettivo è governare la Toscana nel 2020.

Insomma la campagna elettorale continua e ai tanti cavalli di frisia già innalzati tra le diverse posizioni, rischiano di aggiungersene altri. E trovare una sintesi per il territorio rischia di diventare impossibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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