Il Tirreno

Pistoia

Pistoia, la vivaista piromane patteggia due anni di reclusione

Massimo Donati
Un incendio a bordo strada come molti di quelli appiccati dalla vivaista piromane
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Un incendio a bordo strada come molti di quelli appiccati dalla vivaista piromane

In poco più di un mese appiccò 12 incendi a sterpaglie e boschi nella zona di via Gora e Barbatole

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PISTOIA. Erano state le testimonianze di alcuni abitanti della zona e le registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza a mettere gli investigatori sulle sue tracce. E, a incastrarla, i resti degli inneschi ritrovati sul luogo degli incendi: scatolette di cibo per gatti del tutto identiche a quelle poi scoperte a casa sua durante la perquisizione. Dodici alle fine gli incendi dolosi che i carabinieri di Pistoia erano riusciti ad attribuiscono alla cinquantenne imprenditrice vivaista.

Per i quali, la donna, processata con il giudizio immediato con l’accusa di incendio boschivo continuato e aggravato, ha patteggiato ieri mattina davanti al giudice delle indagini preliminari la pena di 2 anni e 2.800 euro di multa, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. La donna, seguita al tempo dal Centro di igiene mentale della Asl (anche per tale ragione non ne scriviamo le generalità) era difesa dall’avvocato Giuseppe Roscitano, che ha ottenuto per lei anche la revoca della misura dell’obbligo di dimora pomeridiano nella sua abitazione.

Dodici gli incendi in poco più di un mese, appiccati tutti tra il 13 agosto e il 20 settembre scorsi nella stessa zona, dove la donna abita, ai piedi delle colline al margine ovest della città, tra via Gora e Barbatole, via di Gugliano e via di Sciabolino: bosco, canneti, sterpaglie, anche nei pressi di un deposito di gas e di alcune abitazioni. E ogni volta i danni erano stati limitati solo grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco.

A spingere l’imprenditrice ad appiccare il fuoco, un impulso per lei incontrastabile, scatenati dalla sua personalità border-line unita alle conseguenze dello stress per le difficoltà di carattere economico che stava attraversando in quel periodo.

Il primo degli incendi contestati alla vivaista pistoiese è del 13 agosto. Quel giorno. nell’arco di un paio d’ore, ne appiccò tre, tutti in via di Gigliano, nel raggio di un chilometro. Il 19, altri due, in via Gora e Barbatole (nei pressi dell’ingresso del Centro petrolifero italiano) e, ancora, in via di Gugliano. Poi, uno il 20, due il 22, uno il 23, uno il 25 agosto, uno il 3 settembre e l’ultimo il 20.

Erano stati i carabinieri della Stazione di Capostrada, in collaborazione con quelli del Nucleo di polizia ambientale e forestale del Gruppo di Pistoia, a portare a termine l’indagine che aveva permesso di identificare la donna. Un’indagine classica partita interrogando a tappeto gli abitanti della zona e prendendo visione di tutte le registrazioni delle tante telecamere di videosorveglianza private. Riscontri da cui era emerso che sul luogo di due degli incendi era stata vista sempre la stessa persona. Incendi appiccati con lo stesso identico tipo di innesco artigianale, creato utilizzando una scatoletta vuota di cibo per gatti e altri elementi sempre uguali. Gli stessi ritrovati anche in altri incendi divampati nella zona in quei giorni.

Forti di tali indizi e identificata la donna sospetta, i carabinieri avevano chiesto alla procura due mandati di perquisizione, per la sua abitazione e per il suo ufficio. E lì avevano trovato riscontri decisivi: il materiale, tra cui altre scatolette vuote, con cui la donna aveva costruito gli inneschi per appiccare il fuoco.

 

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