Il Tirreno

Pistoia

Il ricordo dell’amico 

«Amò sempre il ciclismo ma fu tradito dal doping»

PISTOIA. «Per molti è stato “il Sindaco, per altri “il comunista che osò rivelare le nefandezze dell’Unione Sovietica”. Per me invece rimane il Presidente di quella grandissima squadra: il GS...

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PISTOIA. «Per molti è stato “il Sindaco, per altri “il comunista che osò rivelare le nefandezze dell’Unione Sovietica”. Per me invece rimane il Presidente di quella grandissima squadra: il GS Bottegone che aveva visto crescere nelle sue fila futuri campioni dal nome mitico: Moser, Cipollini, Petacchi, Di Luca, solo per citarne alcuni. Arrivò anche per il Presidente il giorno del ripudio, quando i casi di doping nel suo sport preferito divennero troppi». Così l’amico Fausto Malucchi tratteggia la figura di Renzo Bardelli, un personaggio sanguigno, talvolta scomodo, che aveva il dono della franchezza e della sincerità.

Sono tanti i momenti che l’avvocato Malucchi ha vissuto insieme all’ex sindaco. Un uomo innamorato della prima ora di quel grandissimo campione che è stato Francesco Moser, cresciuto dal punto di vista ciclistico e anche umano al Bottegone, poi invaghitosi perdutamente di quel gruppo di giovani campioni in erba composto dai Cipollini – un feeling contrastato a causa di due caratteri agli antipodi – dai Fornaciari, dagli Scinto o da quel Michele Bartoli per il quale stravedeva.

«Ma tutto finì tra il ‘76 e il ‘77 a causa del demone del doping che si insinuò nella nuova della quale aveva preso la presidenza, la Micco-Giusti – ricorda Malucchi –. E allora dalla gestione passò a quell’opera di denuncia e prevenzione che portò all’istituzione del “Memorial Giampaolo Bardelli” in onore del fratello prematuramente scomparso e alla pubblicazione di numerosi libri sul tema». Il Memorial Bardelli diventò l’unico evento dedicato alla lotta contro il doping a livello mondiale. Per oltre venti anni il nome del fratello dell’ex sindaco è stato sinonimo di lotta spietata contro i bari nello sport, una battaglia che gli ha procurato nemici importanti.

Quello per il ciclismo fu per lui un amore infinito, nonostante la perdita della fiducia nella disciplina e a chi gli contestava come il doping fosse presente in tutti gli sport lui replicava «ma io voglio ripulire il mio sport, quello che amo da sempre».

«Ma per gli innamorati traditi – aggiunge infine l’avvocato – il sentimento per l’amata non passa mai e bastò parlargli delle imprese di Vincenzo Nibali e giurargli che aveva vinto e continuava a vincere pulito, per far scoccare ancora la passione. Lo premiò nell’edizione 2013 del Memorial e lo seguì per sempre. Sono sicuro che quel premio alleviò per un attimo anche il dolore di mio padre, che solo dopo pochi giorni se ne andò per sempre. E anche per questo, forse per questo, Renzo Bardelli il Sindaco, il Comunista dello strappo, non è stato in fin dei conti per me “il Presidente” bensì un amico».

Stefano Fiori

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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