Sicurezza
Violentò la moglie: 7 anni di carcere
Condannato operaio di 44 anni accusato anche di maltrattamenti
PISTOIA. Botte, offese, umiliazioni, anche davanti ai figli. Un crescendo di violenze fisiche e psicologiche, culminate in uno stupro, quando l’uomo costrinse con la forza la moglie a subire un rapporto sessuale. Solo alla fine la donna aveva trovato la forza di chiedere aiuto e di denunciare. E il suo incubo era finito.
Si è concluso con la condanna a 7 anni di reclusione il processo che vedeva sul banco degli imputati un operaio albanese di 44 anni accusato di violenza sessuale, lesioni aggravate e maltrattamenti in famiglia. Ieri pomeriggio, il tribunale collegiale (Luca Gaspari presidente, Gianluca Mancuso e Daniela Bizzarri a latere) ha riconosciuto la sua colpevolezza. Il pm Claudio Curreli aveva chiesto la condanna a 6 anni e mezzo di reclusione.
L’imputato, di cui non facciamo il nome per non rendere riconoscibile la vittima (che si costituita parte civile nel processo, rappresentata dall’avvocato Francesca Barontini) era accusato in particolare di aver costretto la moglie – il 16 luglio 2015, a Pistoia – ad avere un rapporto sessuale, trascinandola con la forza in camera da letto. Una settimana dopo, colpendola con un pugno al volto, l’aveva mandata all’ospedale, con una lesione alla mandibola giudicata guaribile in 20 giorni. Da lì, l’attivazione del codice rosa, grazie al quale erano emersi gli altri episodi di maltrattamento che hanno poi portato al processo.
«Una sentenza ingiusta – ha commentato l’avvocato difensore Enrica Gardìn – perché gli elementi probatori portati in dibattimento erano oggettivamente assolutamente insufficienti. Sicuramente faremo appello». (m.d.)
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