Il Tirreno

Pistoia

Crescita zero per le imprese pistoiesi

Fabio Calamati
Uno dei tanti esercizi commerciali chiusi
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Uno dei tanti esercizi commerciali chiusi

Nel 2017 le nascite hanno uguagliato le chiusure: la provincia si conferma fanalino di coda nell’area metropolitana

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PISTOIA. Crescita zero per le imprese pistoiesi. I dati dell’anagrafe camerale relativi al 2017 fotografano un’economia ancora bloccata dalla crisi economica: per 1.906 imprese nate, 1.904 hanno chiuso definitivamente i battenti. In Toscana soltanto Arezzo (anche qui tasso di crescita azzerato) e Siena (addirittura una crescita negativa dello 0,1%) hanno fatto peggio. In Regione il tasso di crescita 2017 è stato dello 0,4%, ma soprattutto Pistoia perde terreno rispetto alle economie confinanti: da Prato, dove ci si è fermati allo 0,7%, a Lucca (0,4%). Insomma, anche l’istantanea scattata a fine anno delle imprese toscane conferma Pistoia nel suo ruolo di vaso di coccio nell’area metropolitana della Toscana centrale.

Cosa non va nelle aziende pistoiesi? È interessante notare che il tasso di natalità (cioè il numero di nuove imprese in rapporto al totale di quelle esistenti) pistoiese è appena inferiore a quello toscano (5,8% contro 5,9). Insomma, la vivacità imprenditoriale è di casa anche qui. Il problema è l’altro tasso, quello di mortalità: ben 3 decimi di punto sopra la media regionale, allineato con le peggiori province. Livorno e (soprattutto) Prato ce l’hanno più alto, è vero, ma in queste province l’impetuosa nascita di nuove aziende compensa le frequenti chiusure. Se ne può dedurre che Pistoia ha aziende in media più fragili del resto della Toscana: per dimensioni, disponibilità di capitali, capacità di affermarsi sui mercati esteri.

Certo, un processo di cambiamento è in atto da tempo: a chiudere sono soprattuto le aziende piccole (tipicamente le società in nome collettivo o in accomandita semplice, comunque le società di persone) mentre quelle più solide (spa e srl) sono cresciute di oltre il 3% anche nel 2017.

Guardando infine i dati per settori, salta all’occhio il gran numero di chiusure nel commercio al dettaglio, dove le cessazioni in provincia sono state 265 contro 148 nuove iscrizioni (con un saldo negativo, quindi, di 117 unità e un tasso di crescita negativo del 2,9%). Addirittura più alto il tasso di chiusure nel mondo dei servizi di ristorazione (-3,5%, 135 le aziende chiuse lo scorso anno).

In calo un po’ tutti i settori tipici dell’economia pistoiese, dall’alimentare (-2,9%) al tessile (-4,1), dagli articoli in pelle (-2,8%) alla fabbricazione di mobili (-1,1%).

Cala di poco, nel 2017, il settore dei “lavori di costruzione specializzati” (tasso di mortalità del -0,3%) mentre, sorprendentemente, è in crescita la “confezione di articoli di abbigliamento”, settore in cuisono nate 35 aziende e se ne sono chiuse 28, per un tasso di crescita del 5,6%.
 

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