Il dolore
Maxi-ammanco, il perito accusa dirigenti e revisori dei conti
Comunità montana, al processo bis la testimonianza del ct del pubblico ministero Luca Eller Vainicher «Nessuno ha controllato cosa faceva Giuliano Sichi, non sono state viste irregolarità macroscopiche»
PISTOIA. Controlli mai fatti, oppure solo sporadici. E comunque assolutamente inefficaci dal punto di vista del risultato. Da parte del segretario generale e del dirigente tecnico dell’ente, ma anche dei revisori dei conti, che «non sono riusciti a cogliere irregolarità macroscopiche. Con un calo dell’attenzione che si è acuito negli ultimi 5, 6 anni, proprio nel momento in cui questi fenomeni si intensificavano».
Ieri è stato il giorno del consulente tecnico della pubblica accusa al processo bis per il maxi-ammanco nelle casse della disciolta Comunità montana, il cui processo principale vede imputato di peculato l’ex economo e tesoriere dell’ente, Giuliano Sichi. E dal banco dei testimoni, il ct Luca Eller Vainicher ha puntato il dito sia, di nuovo, contro quest’ultimo – nel primo processo lo aveva già accusato di aver sottratto almeno 1.143.000 euro nell’arco di dieci anni, dal 2001 al 2011 – che contro coloro che per legge avrebbero dovuto controllarne l’operato.
Accusati di concorso doloso in peculato per omissione, imputati sono Rosa Apolito, segretario generale e dirigente generale dell’area amministrativa dell’ente, e Roberto Fedeli, dirigente dell’ufficio tecnico urbanistico. E poi Antonella Giovannetti, revisore dei conti dal 2000 al 2006, e Alessandro Michelotti, revisore dei conti dal 2006 al 2011 e, tra l’altro, nominato il 9 febbraio scorso amministratore unico della società “Terme di Montecatini spa”: la posizione di quest’ultimo è più delicata rispetto a quella della collega.
Il pm Luigi Boccia, infatti, a tutti loro contesta il fatto che, non adempiendo all’obbligo imposto loro dalla legge e dal regolamento della Comunità montana di controllare l’operato del Sichi, avrebbero consapevolmente accettato il rischio che potesse commettere i reati per i quali è sotto processo. Ma ai soli Sichi e Michelotti, anche il reato di abuso d’ufficio, per aver, il primo, liquidato al sindaco revisore, per tre anni consecutivi, fatture maggiori di quelle stabilite dalla relativa delibera di nomina: 9.000 euro invece di 5.681.
Ieri mattina, rispondendo alle domande del pm, Eller, ha spiegato ciò che è venuto fuori dal suo lungo esame dei bilanci e della documentazione della Comunità montana relativa agli anni 2001-2011. Descrivendo le varie modalità con cui, secondo lui, Sichi avrebbe intascato i soldi dell’ente. Principalmente riscuotendo in contanti dai cittadini i pagamenti per la legna da ardere venduta loro dall’ente (circa 400.000 euro), o attraverso mandati di pagamento incassati in banca per spese dell’ente quasi mai registrate (circa 380.000 euro); oppure non versando anticipi Inail e contributi Inps dei dipendenti.
Fatto sta, chi doveva controllare che ciò non avvenisse?
I soggetti che avevano responsabilità di primo livello nel controllo gestionale o gerarchico, secondo Eller: il segretario generale e il dirigente tecnico. «Ad esempio, tutti sapevano che la legna da ardere veniva pagata in contanti. Una cosa per legge vietata». Insomma, negli anni nessun rilievo è stata mai fatto al Sichi.
Poi ci sarebbe dovuta essere la fase di controllo da parte dei revisori dei conti, che, invece «non sono neppure riusciti a cogliere aspetti macroscopici» ha detto. Svolgendo «un’attività minima di controllo sul posto». Soprattutto negli ultimi 5, 6 anni. «Meno frequenza dei controlli, meno casi esaminati a campione. E addirittura molto spesso controlli fuori sede. Questo può capitare, ma se diventa la prassi vuol dire che non stati svolgendo il tuo compito con quella cura deontologicamente prevista. Si fidavano dei documenti che venivano inviati loro dal ragioniere contabile, dallo stesso Sichi quindi. E non hanno visto cose evidenti» ha spiegato il ct.
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
