La protesta
Tutti con gli artigiani, ma divisi sull’Europa
Confronto alla Confartigianato tra i candidati alle elezioni politiche del Pd, di Fratelli d’Italia e dei 5 Stelle
PISTOIA. Alla fine il candidato di Forza Italia Maurizio Carrara ha dato forfait, così come la rappresentante di CasaPound; gli esponenti di Liberi e Uguali invece avevano fatto sapere per tempo di non poter intervenire. Ma i non molti artigiani che ieri hanno assistito al dibattito organizzato da Confartigianato Pistoia sui temi della campagna elettorale, sono probabilmente usciti con le idee più chiare.
Di fronte a loro si sono presentati Patrizio La Pietra, FdI, candidato per il centrodestra al Senato; Caterina Bini ed Edoardo Fanucci, esponenti del Pd candidati l’una al Senato e l’altro alla Camera; Ubaldo Nannucci e Sandra Magnani, Movimento 5 Stelle, lui candidato al Senato e lei alla Camera. Confartigianato aveva invitato per un confronto solo i candidati nei collegi uninominali.
Per mettere a fuoco le questioni su cui discutere, il presidente di Confartigianato Simone Balli ha ricordato che i temi che più stanno a cuore alle piccole imprese sono l’eccessiva pressione fiscale, le difficoltà di accesso al credito in un sistema bancario sempre più accentrato, sostegni per affrontare le sfide della formazione e della digitalizzazione. Questioni tutt’altro che teoriche, se si pensa – come ha ricordato il vicepresidente dell’associazione Alessandro Corrieri – che a Pistoia nel 2017 la crisi ha morso più a fondo che in quasi tutte le altre province toscane, provocando un tasso di crescita negativo del numero di imprese artigiane attive dell’1,7%, il peggiore in Toscana insieme a quello di Lucca, e comunque ben al di sotto della media regionale (-0,9%).
Di fronte a questa situzione, La Pietra ha puntato il dito contro l’Europa «che non può imporre ai nostri artigiani come fabbricare i nostri prodotti». Il prossimo governo, per La Pietra, non deve essere succube a Bruxelles e deve applicare la “clausola di supremazia”: prima di tutto gli interessi del nostro paese. La Pietra ha anche definito “un pericolo” che aziende attive in sede locale (oltre alle banche ha messo nell’elenco anche l’Hitachi) abbiano una testa pensante lontana, perché questo «impoverisce il territorio».
Sul fronte 5 Stelle, Sandra Magnani ha sottolineato come i temi sollevati da Confartigianato facciano parte del programma del partito. Una «vicinanza alle imprese» testimoniata dal fatto che con la autotassazione dei parlamentari i 5 Stelle hanno messo a disposizione del credito per le piccole imprese 23 milioni di euro. Inoltre nel programma M5S esiste la creazione di una Banca nazionale dell’innovazione pubblica con capitale di dieci miliardi di euro, proprio per sostenere gli investimenti innovativi delle piccole imprese. Nannucci si è invece concentrato sulla lotta agli “sprechi di Stato”, come la missione italiana in Afghanistan, l’acquisto degli aerei militari F35 o il noleggio dell’aereo utilizzato dal presidente del consiglio, che costa 15 milioni l’anno.
Fanucci e Bini, parlamentari uscenti, hanno giocato invece la carta della credibilità della loro proposta politica, proprio perché nasce non da mirabolanti promesse elettorali ma dal prosieguo di scelte già fatte. Esempio sulle tasse: «Noi – ha spiegato Fanucci – abbiamo ridotto l’Ires dal 27 al 24,5% e ora vogliamo portarla al 22. Sappiamo quanto costa e dove trovare i soldi per farlo». Altro esempio: le agevolazioni per le piccole e medie imprese. «Il ministro Calenda – ha sottolineato Bini – ha assicurato che le agevolazioni di “Industria 4.0” diverranno strutturali. In questa campagna elettorale stiamo visitando moltissime aziende e la grande maggioranza ha utilizzato i superammortamenti o fatto assunzioni grazie al Jobs Act. Quindi bisogna proseguire su questa strada. Applicare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche alle piccole imprese, come vorrebbe qualcuno, sarebbe invece un laccio terribile al collo di chi sta cercando di crescere».
Dopo il primo giro di interventi sono arrivate le domande dal pubblico, quasi tutte sulle tasse e sul credito alle imprese. E c’è stato il tempo di un nuovo giro di risposte. Per i 5 Stelle Magnani ha ribadito la necessità di una pubblica amministrazione più snella ed efficente, mentre Nannucci ha parlato di lotta all’evasione fiscale che «funziona male» additando come esempio la Germania dove ci sono imprenditori in galera per questo (riflessione ovviamente accolta poco entusiasticamente dalla platea). Bini si è detta contraria ad una uscita dall’euro e ha ribadito che, viceversa, «abbiamo bisogno di più Europa». Sull’euro La Pietra ha qualche dubbio in più e, soprattutto, ha sottolineato la necessità di tutelare le banche territoriali.
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