Sicurezza
La vedova De Witt non risponde al gip
Interrogatorio di garanzia per la 50enne di origini bulgare agli arresti domiciliari per la morte dell’ex vigile del fuoco
PISTOIA. Non ha voluto rispondere alle domande del giudice. Ma continua a respingere tutte le contestazioni Bogdana Marinova Vesselinova, la cinquantenne di origini bulgare che da una settimana si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di aver portato alla morte, con i suoi continui maltrattamenti, il marito, l’ex vigile del fuoco Antonio De Witt.
Ieri mattina, accompagnata dal suo avvocato difensore, Benedetta Berardinelli, la donna è comparsa davanti alla gip del tribunale Maria Elena Mele per l’interrogatorio di garanzia, ma ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. La sua legale ha comunque chiesto la revoca o, in subordine, la mitigazione della misura cautelare (il pm ha espresso parere contrario), ma nell’attesa ha ottenuto dalla giudice l’autorizzazione per la sua assistita di uscire di casa due volte al giorno, per andare a pranzare e a cenare alla mensa della Caritas così come faceva prima dell’arresto.
«Nel frattempo presenteremo un ricorso al tribunale del riesame – spiega l’avvocata – Comunque la mia assistita resta ferma nella sua posizione, continuando a confermare la versione dei fatti resa nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero».
Il 55enne ex vigile del fuoco fu trovato morto dai soccorritori verso le 8,20 del 5 febbraio dello scorso anno, sul pavimento della squallida cameretta in cui era costretto a dormire. Una morte che, al termine di una lunga indagine portata avanti dalla Squadra mobile, il sostituto procuratore Giuseppe Grieco ha ritenuto causata dalle sofferenze fisiche e morali a cui la donna avrebbe sottoposto il marito “in modo continuativo ed abituale”. Condotte violente caratterizzate “da abitualità e da una pervicacia crudele, poste in essere con progressione esponenziale nei giorni antecedenti il 4 febbraio del 2017; giorni nei quali l’uomo veniva sottoposto a violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse”.
L’ultimo pestaggio, secondo gli inquirenti, la sera del 4 febbraio, quando, con il setto nasale rotto forse nel cadere a terra (verso le 21,30, secondo due testimoni che abitano al piano di sotto), Antonio De Witt era stato abbandonato per ore sul pavimento della sua cameretta.
Una ricostruzione dei fatti fin da subito respinta dalla Marinova. Sostenendo di non aver mai picchiato il marito: quei lividi, quelle ferite che spesso aveva addosso se le procurava da solo, cadendo, a causa dell’epilessia di cui soffriva. La donna, nell’interrogatorio reso a suo tempo al pm, spiegò di aver trovato – alle 19,30, quando, quella sera, era rincasata – il marito sul pavimento, a faccia in giù, con il naso fratturato e tutta la faccia sporca di sangue. La sua decisione di non chiamare i soccorsi, a suo dire, era stata determinata dal fatto che lo stesso marito le aveva detto di lasciarlo lì.
«L’ho immediatamente chiamato, dicendogli “che cosa è successo, perché sei caduto? Lui mi ha risposto “lasciami dormire”. L’ho lasciato a terra, l’ho pulito dal sangue sul viso con uno scottex bagnato, l’ho rigirato e gli ho detto nuovamente “alzati, vai a letto!” Lui mi ha risposto di nuovo “lasciami dormire” ed ha iniziato subito a russare”.
A quel punto, a suo dire, la Marinova era uscita dalla cameretta. Per tornarvi verso le 22,30.
«Mi sono svegliata e sono tornata in camera da Antonio per verificare come stesse... Mi è sembrato ancora vivo, mi sembrava che respirasse ancora. Ho iniziato a toccargli i polsi per sentire il battito, ho cercato di prenderlo per sotto le ascelle e di alzarlo per vedere se respirava. E in quel momento ha fatto un ultimo forte respiro e penso che proprio in quell’istante sia morto».
Ma solo alle 8,15 del mattino successivo la donna aveva chiamato il 118. Perché aveva voluto vegliarlo per tutta la notte, per rimanere con lui un’ultima volta, avrebbe poi detto al pm.
Massimo Donati
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