Il Tirreno

Pistoia

Temperature siberiane nell’ex Provveditorato

Temperature siberiane nell’ex Provveditorato

Dal 26 gennaio la caldaia è rotta e nell’edificio la temperatura scende anche a 2 gradi La rabbia dei dipendenti: «Nessuno si è mosso, ma non possiamo lavorare così»

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PISTOIA. Ennesimo giorno al freddo. Il ventesimo per l'esattezza. No, questa volta a fare i conti con il gelo non sono studenti pistoiesi, protagonisti quasi ogni giorno delle cronache locali per la carenza di riscaldamento nelle aule, ma (e questo fa quasi sorridere) i dipendenti dell’Ufficio scolastico provinciale, l’ex Provveditorato agli studi, cioè l’organo preposto alla vita scolastica per eccellenza.

I dipendenti lavorano al freddo dal 26 gennaio, da quando la caldaia che riscalda l’intero edificio di via Mabellini ha smesso improvvisamente di funzionare. Ieri mattina il termometro segnava 11° al primo piano e 9° al piano terra. Ma era già mezzogiorno. La mattina presto il termometro scende addirittura a 2°. Non certo una temperatura ottimale per chi deve stare tutto il giorno seduto.

Inutili le chiamate alla Provincia, responsabile della struttura, le minacce di non presentarsi sul lavoro (poi mai attuate), inutili gli appelli incessanti della dirigente Laura Scoppetta. Ieri mattina alcuni dipendenti dell’edificio di via Mabellini, che in totale conta una quindicina di persone, hanno perso la pazienza e hanno deciso di rivolgersi alla stampa. «Siamo davvero arrabbiati, ci sentiamo abbandonati dalla Provincia ed anche presi in giro. Quello che ci dà più noia è lo screditamento dell’ufficio. Noi non siamo qui a fare l’uncinetto».

Tutto è iniziato il 26 gennaio, quando i riscaldamenti smettono di funzionare. Come sempre succede in questi casi, i dipendenti chiamano la Provincia, proprietaria dell’edificio, e dopo 4 o 5 giorni arrivano i tecnici per controllare la caldaia. «Se ne sono andati e da lì nessuno ci ha detto più niente – raccontano – nessun comunicato ufficiale abbiamo ricevuto. Solo ufficiosamente siamo venuti a sapere che la caldaia è guasta, irreparabile, e che va cambiata per un costo di 20.000 euro».

Nel frattempo, raccontano i dipendenti, la dirigente incontra il prefetto che le propone di scaldarsi con delle stufette. Poi, però, la proposta sfuma. Allora parte l’idea di utilizzare dei “pinguini” (condizionatori portatili, ndr), che potrebbero servire anche in estate per avere aria fresca nelle stanze. Occhio però: i “pinguini” verrebbero concessi gentilmente dalla dirigente, non dalla Provincia.

«Da parte della nostra dirigente c’è tutto l’interesse a venirci incontro – proseguono le dipendenti – si tratterebbe di 5 pinguini per un costo di 2.000 euro: uno verrebbe posizionato al piano terra e gli altri quattro al piano superiore». Ma la soluzione non entusiasma il personale del Provveditorato: in primis perché dovrebbe essere la Provincia a farsi carico delle spese e, nel migliore dei casi, a cambiare la caldaia guasta; e poi perché molto probabilmente i “pinguini”, da soli, non basterebbero a riscaldare un edificio di tale grandezza, oltre al fatto che, accendendoli, la corrente potrebbe saltare, mandando in tilt anche i computer.

Nel frattempo anche l’Asl è stata avvertita delle condizioni di lavoro in cui si trova attualmente tutto il personale del Provveditorato. Ma ancora non c’è stata alcuna risposta. «C’è tanto lavoro in questo periodo tra la questione degli organici, le pensioni, le chiusure di fine anno – concludono- due volte alla settimana usciamo alle 18. Non si può lavorare immersi nel gelo, non è giusto».

Alessandra Tuci

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