Sicurezza
Due a giudizio per i maltrattamenti all’Oami
Saranno processate l’ex coordinatrice del personale e la responsabile interna della casa famiglia
QUARRATA. Quella sveglia data tutte le mattine alle quattro e mezzo, affinché, quando alle sette l’allora coordinatrice del personale arrivava al lavoro, tutti gli ospiti fossero già stati lavati e vestiti e avessero fatto colazione. E poi le punizioni, tali – secondo la procura – da andare al di là di un ipotetico abuso dei mezzi di correzione. E il riscaldamento: acceso, su precise indicazioni della responsabile interna della casa famiglia, soltanto per due ore la mattina e due ore la sera. Comportamenti che, nel tempo, avevano creato nella comunità “un clima generalizzato di sofferenze, disagi, umiliazioni e maltrattamenti fisici”.
È con l’imputazione di maltrattamenti che ieri mattina la gup del tribunale di Pistoia ha rinviato a giudizio l’ex coordinatrice del personale, Rosanna Uleri, 59 anni, e Mariarosa Bragion, 59, responsabile interna della Casa Famiglia Oami (Opera assistenza malati impediti) di Quarrata, struttura residenziale che accoglie persone disabili di ogni età e anziani non autosufficienti. Il processo inizierà il prossimo 18 luglio.
I fatti oggetto dell’inchiesta della procura di Pistoia – avviata in seguito a un’indagine interna alla struttura quarratina – risalgono agli anni tra il 2009 e il 2012. Periodo in cui la Uleri era responsabile del personale della cooperativa che gestiva la casa famiglia, mentre la Bragion era stata solo per parte del 2012 la responsabile del centro Oami. Comportamenti diretti quelli contestati dal pm Giuseppe Grieco alla prima; soprattutto omissivi quelli contestati alla seconda imputata. In sintesi, gli abusi nei confronti degli ospiti, messi in atto attraverso “specifiche direttive” da parte della coordinatrice del personale non sarebbero stati contrastati dalla responsabile interna, per la quale il pm parla di “un deliberato astenersi”.
Condotte abituali, comunque, che “rendevano consapevolmente disagevole e sofferta la permanenza all’interno della struttura”. Ospiti avrebbero riferito di episodi di umiliazione patiti da alcuni di loro. Sarebbero altresì state applicate punizioni che, secondo il magistrato, pur perseguendo un intento correttivo ed educativo, avevano “un connotato di violenza”. Era stata, come detto, instaurata una prassi, andata avanti almeno due anni, che prevedeva la sveglia dei pazienti alle 4,30 del mattino, “con l’obbiettivo che fossero tutti lavati prima delle 7 del mattino”.
La responsabile interna dell’Oami avrebbe dato personalmente indicazione che il riscaldamento nella struttura dovesse essere acceso due ore la mattina e due ore la sera, con il personale che “si vedeva costretto a chiedere l’attivazione di una password dell’impianto di riscaldamento per evitarne lo spegnimento”.
Come detto, le indagini della procura sono scattate in seguito all’inchiesta interna alla struttura partita, sembra, anche su richiesta dei sindacati dopo alcune segnalazioni del personale. La procura considera parte offesa nel processo tutti gli ospiti assistiti nella casa famiglia dal 2009 al 2012, ma attualmente solo la famimiglia di uno di loro si è costituita parte civile in vista del processo per prenderà il via a luglio. (m.d.)
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