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Pistoia

Le vicine: «Un urlo e un tonfo, è la fine»

Le vicine: «Un urlo e un tonfo, è la fine»

Ex vigile del fuoco morto, nelle drammatiche parole dei testimoni della procura anche l’ultima fatale lite tra i due coniugi

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PISTOIA. «Un urlo di Bogdana, e poi un forte tonfo. Ci siamo guardate e io ho esclamato: “L’ha riprese un’altra volta! Questa è la fine!”. Perché il rumore è stato forte e secco. Altre volte si sentiva che si inseguivano, o lei che continuava a picchiarlo, lui che si difendeva, oggetti che volavano. Ieri sera invece è stato proprio un colpo secco, e poi il silenzio».

La testimonianza è quella di una giovane vicina di casa. Una delle tante raccolte dagli investigatori della Squadra Mobile e che hanno contribuito a dipingere un quadro di violenze fisiche e morali che andavano avanti da anni. Ma questa si riferisce alle ultime ore di vita di Antonio De Witt, a ciò che la ragazza e la sua coinquilina, dal piano di sotto, sentirono attorno alle 21,30 del 4 febbraio 2017, la sera prima che l’ex vigile del fuoco fosse trovato morto nel suo appartamento di via Frosini. E che smentisce ciò che, ritoccando via via le varie versioni dell’accaduto, aveva dichiarato nei giorni successivi a polizia e procura la vedova, Bogdana Marinova Vesselinova, che da martedì si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima.

Quella sera, secondo la procura, il 55enne pompiere in pensione, aveva subito l’ennesima brutale aggressione da parte della moglie. Un’aggressione alla quale il suo cuore non aveva retto e di cui erano state testimoni le due giovani che abitano al piano sottostante. Che avevano udito chiaramente quell’urlo e quel tonfo secco, durante l’intervallo della partita di calcio Bologna-Napoli.

«La voce di Bogdana è riconoscibile, e la voce era la sua – racconta una delle due ragazze alla polizia – Ha urlato un “Oh!” di rabbia, che fa molto spesso, in genere quando urla lei dice sempre i suoi soliti insulti: “Pezzo di merda t’ammazzo!”. Oppure urla: “Oh!”, “Ahhhh!”».

«Alle ore 21,30 circa – conferma la sua coinquilina – Ho udito distintamente un rumore forte e sordo, come se qualcuno cadesse rovinosamente sul pavimento. Dopo è seguito silenzio assoluto...».

Nella sua testimonianza, il 5 febbraio 2017, la giovane descrive la Marinova come un tipo nervoso, aggressivo, cattivo. «Più volte ho sentito Bogdana che aggrediva Antonio, che lo picchiava, e lui che chiedeva aiuto in questi anni. L’ultima volta che li ho sentiti litigare è stato la settimana scorsa. Solito scenario, le urlava: “T’ammazzo, t’ammazzo imbecille”. Rumori di mobili o di oggetti spostati o tirati, lui che diceva basta».

Nella richiesta di misura cautelare, il pm Giuseppe Grieco, citando la relazione finale degli investigatori guidati dal vicequestore Antonio Fusco, spiega che sono una trentina le testimonianze raccolte. Vicini di casa, negozianti, conoscenti: “ciascuno sulla base di ciò che sapeva, hanno contribuito a fornire un quadro sostanzialmente univoco... Il De Witt veniva sottoposto dalla moglie a sofferenze fisiche e morali in modo continuativo”.

Come testimonierebbero anche le volte che era stato portato al pronto soccorso: il 1° marzo 2014, con abrasioni alla fronte e al naso; il 26 maggio 2015, con un occhio nero ed escoriazioni a un labbro; il 5 novembre successivo, per una ferita alla gamba destra ed abrasioni ad entrambe “in seguito a un litigio con la moglie” annotarono i medici; il 13 marzo 2013, con trauma cranico e lesioni in più parti del corpo, “per riferita aggressione da parte di persona non conosciuta”.

E l’ultima, alle 22 del 4 agosto successivo, ferito alle gambe. Con un coltello, dalla moglie, due sere prima, disse ai medici. Aggiungendo di non essersi fatto curare prima perché lei glielo aveva impedito. Quella notte lo fecero dormire in ospedale: non sapeva dove andare, la moglie, disse, l’aveva cacciato di casa.

Moglie che però Antonio non aveva mai voluto denunciare, cambiando versione e ridimensionando l’accaduto tutte le volte che era stato chiamato a deporre davanti alle forze dell’ordine.

Massimo Donati

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