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Pistoia

Fumata nera per l’accordo Il sindaco convoca Bruschi

Fumata nera per l’accordo Il sindaco convoca Bruschi

L’imprenditore era l’unico assente alla riunione in Comune con il Distretto Chiti (Comitato creditori): «Presenti una proposta seria di risarcimento»

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PISTOIA. «I tempi stringono. Il 13 aprile è in programma l’udienza d’appello per il fallimento. Quella rappresenta uno spartiacque. Una proposta concreta e congrua in questi due mesi può essere l’unica cosa che ci fa fermare». Così Paolo Chiti, referente con Lisa Trinci del Comitato creditori “Sandro Bruschi” ieri pomeriggio in piazza Duomo.

Chiti accende una sigaretta. Si prende qualche attimo prima di parlare. In Comune, su richiesta del presidente del Distretto vivaistico, Francesco Mati, si è appena svolto un Tavolo istituzionale alla presenza di tutti gli attori dell’affaire Tesi – Bruschi. Tutti, meno uno. C’erano Fabrizio Tesi, titolare della Giorgio Tesi Group e da pochi mesi presidente Coldiretti Pistoia. C’erano il presidente Cia Sandro Orlandini, i creditori naturalmente, l’assessora Gianna Risaliti e il sindaco Alessandro Tomasi. Mancava Sandro Bruschi, che in mattinata aveva inviato una lunga mail alla stampa.

Un’assenza che ha deluso le aspettative dei creditori, e probabilmente stizzito sia il Distretto che il Comune. Tanto che Palazzo di Giano ha inviato venerdì 15 febbraio un invito, rivolto esclusivamente a Bruschi, per un incontro con sindaco, assessora e presidente di Distretto la prossima settimana. Nessuno dei due ha potere d’intervenire in questa vicenda ma l’attenzione è tanta. Sono coinvolte un centinaio di aziende medio piccole, che vantano crediti nei confronti del vivaio Bruschi per 9, 5 milioni di euro. La cessione di un ramo d’azienda a Tesi, nell’ottobre 2016, ha salvato la Bruschi e i suoi 42 dipendenti, ma ha gelato le aspettative di riscossione dei fornitori.

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Alla preoccupazione per le aziende da parte del Comune si somma quella per l’immagine del vivaismo da parte del presidente del Distretto: «Con una soluzione positiva – commenta Mati – potremmo, seppur con fatica, ricostruirci una credibilità sui mercati nazionali e internazionali. Se non si risolve affronteremo un po’di problemi, sopratutto a livello d’immagine».

Al Tavolo, Fabrizio Tesi ha ribadito quanto già dichiarato nella conferenza stampa del 3 febbraio alla Coldiretti. Da parte sua c’è la disponibilità a modificare l’accordo, rilasciando ai creditori beni immobili ricompresi nei contratti. «Se Bruschi – spiega Tesi – manifesterà di nuovo, come ha fatto ad un recente Tavolo Coldiretti anche la sua disponibilità, io sono favorevole».

Non appare però convinto Paolo Chiti: «Al Tavolo odierno doveva esserci una proposta concreta e non c’è stata. Bruschi non si è presentato. Lavorando per Tesi, com’è stato ribadito nell’incontro, ha parcheggiato l’auto in azienda ed è andato a fare il suo mestiere».
Un modo sottile, questo di Chiti, per ribadire un convincimento dei creditori. Il Comitato contesta che con l’accordo sia passato a Tesi solo un ramo d’azienda. I suoi rappresentanti parlano di «contratto fittizio, che in realtà ha mascherato un passaggio totale di dipendenti e attività». Se così fosse dimostrato Tesi «dovrebbe accollarsi l’intera situazione debitoria». Ed è su questo presupposto che, dopo la richiesta di pignoramento da parte di alcuni e quella di fallimento aziendale da parte di altri, alcuni vivaisti sono andati anche per via penale. «Chiediamo alla procura – afferma Chiti – se indaghi sulla natura di questo contratto».

Una proposta ritenuta accettabile, che preveda il risarcimento di «almeno il 40-50% dei crediti» fermerebbe i creditori. «Ma dev’essere formulata in due – tre settimane», conclude Chiti.

Tiziana Gori
 

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