Il Tirreno

Pistoia

«La mia chitarra mi ha salvato» e ora Pietro suona per strada

di Valentina Vettori
«La mia chitarra mi ha salvato» e ora Pietro suona per strada

Canta De Andrè e Guccini, ama la pittura e le poesie di Neruda e Rimbaud Abita a Pistoia. «Vivo in un garage, ma non ho mai perso la mia dignità»

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di Valentina Vettori
PISTOIA. La sua fedele compagna è la chitarra da cui non si separa mai. «È stata il mio salvagente – dice –, soprattutto nei momenti più bui. Mi ci sono aggrappato, e lei mi ha salvato e riportato alla vita».

E quella chitarra, che gli è stata regalata da un amico professore del Conservatorio di Firenze, la tiene vicina, come una coperta di Linus, anche quando – tra una canzone e l'altra – si alza dalla sgabellino e si ferma a scambiare due chiacchere con le persone che attraversano via Roma.

Perché in città lo conoscono tutti, si fermano ad ascoltarlo suonare e lo chiamano per nome. Ha grandi occhi celesti e capelli e barba bianchi, Pietro Belcastro, classe 1956. Calabrese di nascita e pistoiese d'adozione, vive qui dai primi anni '60. Alle spalle una vita complicata, attraversata anche dall’uso di alcol e droga: ma ma a salvarlo, fin da ragazzino, è stata proprio la musica.

Davanti a sé ha un cappello rovesciato, in cui raccoglie gli spiccioli, e un leggio per gli spartiti dove conserva un repertorio fatto di sue composizioni e grandi successi di cantautori: Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Francesco Guccini, RiccardoCocciante.

Ma non ama definirsi artista di strada. «Perché – scherza – non sono io che sono della strada, piuttosto è la strada che è mia». Una passione e un talento innati, quelli per la musica, cresciuti insieme a lui all'ombra di mostri sacri del cantautorato come Fabrizio De Andrè, con cui ama cimentarsi nonostante la difficoltà di cantare e suonare pezzi dell'artista genovese.

«Mi sono avvicinato alla musica fin da ragazzino. Ho imparato a suonare la chitarra praticamente da solo e alla metà degli anni '70 – racconta – ho iniziato a comporre. Poi non ho più smesso». Non solo musica e canto, però. Tra le sue passioni anche la pittura e le poesie di Pablo Neruda e Arthur Rimbaud, su cui, non di rado, ha “costruito” arrangiamenti musicali, dando vita a narrazioni in musica. Una sorta di tuffo nella tradizione del canto popolare, da cui Belcastro è rimasto sempre affascinato, e che lo ha portato a suonare in gran parte dell'Italia e anche in Spagna, dove ha vissuto per qualche tempo nel 2013.

«Vivo in un garage – spiega -, ma non ho mai perso la mia dignità. Mi sono sempre guadagnato i miei soldi onestamente, e questo mi basta. Certo, se avessi una vera casa, starei meglio, ma non posso piangermi addosso».

Ora, che è tornato stabilmente a Pistoia, e attende l'assegnazione di una casa popolare dal Comune, svela anche il suo sogno nel cassetto: suonare su qualche palco cittadino e ritagliarsi un proprio spazio musicale in città. E chissà che, adesso, non sia arrivato davvero il suo momento.

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