Il Tirreno

Pistoia

Il pm: una “maltrattante seriale” da fermare

Il pm: una “maltrattante seriale” da fermare

Troppo alto il rischio di reiterazione del reato: la conferma dai nuovi pedinamenti della Mobile

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PISTOIA. Lo aveva già fatto, e potrebbe farlo di nuovo. Una “maltrattante seriale” viene definita dal pm Bogdana Marinova Vesselinova. Ed è proprio per i suoi precedenti che la gip del tribunale ha ritenuto che fosse troppo alto il rischio di reiterazione del reato per lasciarla in libertà. Rischio acuito dalle nuove frequentazioni della donna, dai rapporti di stretta amicizia con due uomini documentati dalla Squadra mobile con pedinamenti e appostamenti andati avanti fino a metà dello scorso mese di gennaio. Uomini che «per età e condizioni sociali presentano caratteristiche analoghe a quelle delle sue precedenti vittime».

Vittime, sì, perché, come detto, la Marinova aveva già un passato di maltrattamenti. Nel 2008, per maltrattamenti, e anche per estorsione, finì addirittura in galera. Una vicenda per la quale, l’anno successivo, patteggiò la pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Per quei due reati e per quelli di sequestro di persona, minacce, lesioni e violenza privata, nei confronti dell’anziano che la cinquantenne di origini bulgare allora assisteva come badante a Poggibonsi, in provincia di Siena. La donna venne arrestata due volte dai carabinieri della cittadina senese. La prima nel settembre 2007. Quando fu rimessa in libertà, l’anziano che assisteva decise però di riaccoglierla in casa, lei e il suo compagno di allora, un bosniaco suo coetaneo. Da lì, evidentemente, la volontà della procura di Siena di mettere fine ad una situazione a rischio. Nel febbraio successivo i militari dell’Arma eseguirono l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip e la donna fu portata a Sollicciano.Nel 2009, la decisione della Vesselinova di patteggiare la pena.

Fu probabilmente dopo tale vicenda giudiziaria che la donna decise di venire a Pistoia. Dove trovò lavoro come badante in casa di una pensionata di 83 anni. Fu licenziata dalla nipote dell’anziana, che si era accorta del suo comportamento aggressivo: grida, insulti, botte. E poi qui lividi sulle gambe... Una vicenda però mai denunciata, ma raccontata agli investigatori della Mobile dopo la morte di Antonio De Witt.

Un ulteriore tassello nel corposo faldone degli indizi probatori raccolti dalla polizia, poi avvalorati dai risultati dell’autopsia. (m.d.)

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