«Diverse volte ho temuto che non ce l’avremmo fatta»
PISTOIA. Luigi Bardelli, cosa rappresenta per lei la fondazione Maic? «È la scelta di una vita. Con tutti gli impegni, anche personali, ma soprattutto collettivi, questa struttura oggi è il punto di...
PISTOIA. Luigi Bardelli, cosa rappresenta per lei la fondazione Maic?
«È la scelta di una vita. Con tutti gli impegni, anche personali, ma soprattutto collettivi, questa struttura oggi è il punto di arrivo ma anche di ripartenza. Siamo partiti negli anni ’69-’70: l’Aias all’epoca non era proprietaria di nulla, si andava in giro a ‘mendicare’ spazi per la riabilitazione. Oggi, grazie anche al contributo della banca, siamo arrivati fino a qui. Si parlava un tempo di ‘ragazzi scartati’ perché spesso erano rinchiusi nelle mura di casa dalle stesse famiglie: poi si è cominciato a farli uscire fuori, a capire che dovevano stare in mezzo agli altri e nei posti più belli proprio perché ‘ragazzi sfortunati’. La bellezza è riabilitarsi alla vita: questo è il nostro slogan».
Ci sono voluti diversi anni per vedere sorgere il centro Maic di via don Bosco: Ha mai pensato di non farcela?
«Sì, in diversi momenti ho pensato di non potercela fare: ci sono stati tanti patimenti, più volte sono stato sul punto di lasciare tutto, soprattutto tra il 2008 e il 2011. C’era qualcuno che, a mio parere, sembrava tradire gli impegni presi. Ma poi sono andato avanti, ho deciso di non mollare».
Ci sono state vicende giudiziarie che hanno riguardato l’ex Aias, poi diventata Apr. Che cosa può dire a riguardo?
«Le vicende processuali sono praticamente finite: la legge del terzo settore ha cancellato tutto quello che c’era e quindi associazioni come la nostra sono oggi ‘blindate’ da attacchi esterni. Qualcuno ritiene però che ci siano nella nostra struttura atteggiamenti irregolari nei confronti dei ragazzi: io lo nego fermamente. Non è semplice, a volte, stare a contatto con chi ha problematiche molto difficili da gestire, è facile attaccare dall'esterno. Ma noi siamo i primi a vigilare sui comportamenti dei nostri dipendenti e pronti a licenziare in tronco chi si comporta in modo poco raccomandabile, come è successo recentemente». (a.t.)
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