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Corruzione elettorale, ecco perché il gup di Pistoia ha assolto il sindaco di Quarrata
«Intercettazioni inutilizzabili e in ogni caso prive di qualunque indizio di corruzione elettorale o abuso d’ufficio»
QUARRATA. Inutilizzabili, nel processo, quelle intercettazioni. In quanto autorizzate per un procedimento diverso da quello per il quale gli imputati si sono poi ritrovati sotto accusa. Ma anche qualora quelle registrazioni fossero state ritenute legittime, in esse non vi sarebbe stata in ogni caso alcuna prova del contestato reato di corruzione elettorale. Così come, del resto, nelle testimonianze agli atti. E per quanto riguarda l’imputazione di abuso d’ufficio, nelle condotte contestate non vi sono proprio gli elementi costitutivi del reato, né di quello né di qualsiasi altro.
Depositate dal giudice dell’udienza preliminare Maria Elena Mele le motivazioni della sentenza con cui, al termine del processo con rito abbreviato, lo scorso 6 dicembre ha assolto “perché i fatti non sussistono” il sindaco di Quarrata Marco Mazzanti, accusato di corruzione elettorale e abuso d’ufficio in relazione alle elezioni regionali del maggio 2015. Così come, con la stessa formula, ha assolto gli altri due imputati accusati degli stessi reati, il presidente del Cis spa Edoardo Franceschi e il dirigente della stessa società all’epoca dei fatti, Graziano Tesi.
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Le intercettazioni. Nel processo, il materiale probatorio su cui il gup doveva basare la propria decisione era costituito in larga parte dalle conversazioni telefoniche intercettate. In punta di diritto, tali intercettazioni erano state però autorizzate dal gip del tribunale nell’ambito di un procedimento diverso, quello su presunte irregolarità nell’affidamento in proroga da parte del Comune di Quarrata dei servizi di trasporto scolastico, assistenza domiciliare agli anziani, assistenza agli alunni disabili e gestione dei nidi d’infanzia. Due procedimenti sostanzialmente e formalmente diversi secondo la gup Mele. Anche se era stato nel corso delle conversazioni intercettate che la procura aveva ravvisato l’ipotesi dei reati di voto di scambio, abuso d’ufficio e peculato, per i quali Mazzanti, Tesi e Franceschi erano stati iscritti nel registro degli indagati. Conversazioni però riguardanti non solo persone diverse ma anche fatti storici diversi da quello elezioni-assunzioni. Intercettazioni, quindi, inutilizzabili.
Ma la gup va oltre. Per fugare ogni dubbio. Anche in caso di utilizzabilità delle intercettazioni «nelle telefonate captate non vi è prova che Mazzanti abbia offerto o promesso qualunque utilità (nomina a scrutatore o assunzione al Cis) ad uno o più elettori per ottenere che questi esprimessero la propria preferenza per il candidato da lui sostenuto» dice la gup. Né nelle telefonate, né delle testimonianze confluite nel fascicolo processuale, aggiunge.
L’abuso d’ufficio. Anche qualora vi siano state violazioni delle legge (cosa che poi esclude) la gup spiega che nelle condotte contestate ai tre imputati non sussistano gli elementi costitutivi del reato di abuso d’ufficio. Che si configura nel momento in cui i soggetti attivi (in questo caso Franceschi e Tesi) sono pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Il Cis spa è una società a capitale interamente pubblico che rientra nella categoria delle società “in house providing” che gestiscono servizi pubblici, come quello inerente i rifiuti. E, secondo la giurisprudenza, non equiparabili alla pubblica amministrazione in tema di assunzione del personale (per la quale, infatti, non si procede con un concorso pubblico): «atti posti in essere da un soggetto di diritto provato nell’esercizio di poteri privatistici» spiega la gup.
Di tale reato, inoltre, non esiste neppure l’elemento oggettivo: nelle assunzioni il Cis ha rispettato la legge che disciplina le assunzioni nelle società pubbliche; e avrebbe anche potuto non seguirle, visto che per gli operatori ecologici a tempo determinato si può attingere direttamente alle liste di collocamento.
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