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«Dopo il primo incidente dovevano fermare la Giostra»

«Dopo il primo incidente dovevano fermare la Giostra»

Pistoia, tragica Giostra: al processo parla il perito della procura

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PISTOIA. «Come far correre una Formula 1 con delle ruote normali, anziché larghe quattro volte tanto. È noto in tutto il mondo veterinario che i purosangue inglesi non sono adatti a questo tipo di percorsi. I loro arti molto sottili, per via delle forze di compressione e di torsione, possono andare incontro a incidenti molto gravi».

Rosario Fico è il responsabile del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria. È a lui che la procura di Pistoia si era affidata per eseguire la necroscopia sui due cavalli morti nella tragica Giostra dell’Orso del 2014. Venerdì 2 febbraio, il consulente è stato chiamato a deporre nel processo che, davanti al giudice Jacqueline Magi, vede imputati di maltrattamento di animali i tre veterinari della commissione impegnata quella sera in piazza; nonché proprietaria, preparatore e fantino di uno dei due cavalli. Per la morte di Oracle Force le accuse (per il presidente della commissione e per proprietaria, preparatore e fantino) si focalizzano sulla circonferenza della parte finale delle zampe anteriori: il regolamento della Giostra proibiva di far scendere in pista cavalli con zampe più sottili di 18 centimetri, quelle di Oracle Force erano di 16,5.

Diverso il discorso per il secondo cavallo, Golden Storming. I tre veterinari, nella concitazione del momento, ritennero indispensabile procedere subito all’eutanasia, iniettando al cavallo la dose letale di veleno senza prima sedarlo.

Il consulente Fico ha confermato le misurazioni effettuate su Oracle Force: «Sia il metacarpo sinistro che quello destro, misurati più volte, erano di 16,5 centimetri invece dei 18 previsti. Anche se non posso esprimere un nesso scientifico fra circonferenza e incidenti, sta di fatto che il regolamento era vincolante».

Inoltre ha confermato che per Golden Storming l’eutanasia avvenne senza sedazione. Facendo capire che però fu conseguenza del fatto che la gara non fu interrotta dopo il primo incidente: «Era chiaro che non sarebbe stata possibile un’assistenza sanitaria adeguata nel caso di un secondo incidente. Non c’era una seconda equipe veterinaria, né una seconda ambulanza per il soccorso. In quel contesto, sbagliato, i veterinari hanno fatto il possibile».

A puntare il dito, venerdì, anche un altro teste, Claudia Del Taglia, veterinaria del Grifone: fu lei a tenere fra le braccia la testa di Oracle Force mentre veniva soppresso. «Pensavo che la gara fosse stata interrotta. E invece no. L’ambulanza era occupata, e la commissione veterinaria non è che si potesse sdoppiare. È stato un errore grave far ripartire la gara. Non so di chi fosse il compito di fermarla, ma...».

Compito che non spettava, comunque, a nessuno dei sei attuali imputati. Prossima udienza, il 27 febbraio. (m.d.)
 

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