Sicurezza
Pistoia, arrestati dopo il furto devastano la cella
Prima le botte ai poliziotti, poi imbrattano la camera di sicurezza della questura di feci e vomito e spaccano la porta blindata
PISTOIA. Prima il furto, poi i calci, gli sputi e le minacce di morte ai poliziotti. E una volta portati in questura, ancora violenza, incontenibile. Tanto da rendere necessario, per riuscire ad aprire la porta blindata della cella di sicurezza danneggiata dalla loro furia, l’intervento dei vigili del fuoco. Che, terminato il lavoro, si sono trovati di fronte ad una stanza imbrattata con feci, vomito e urina. È con le accuse di furto aggravato, violenza, minacce, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e possesso ingiustificato di arnesi da scasso che dalla tarda mattina di ieri si trovano in carcere Mario Kalderas, 51 anni, e Angelo Caldaras, 27, residenti nel campo nomadi di via Salvatorelli, a Sant’Agostino.
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I due, domani mattina, compariranno davanti al giudice per la convalida dell’arresto, mentre uno dei poliziotti del terzo turno della Squadra volante (che già ha avuto una prognosi iniziale di 5 giorni) tornerà in ospedale per sottoporsi a un’ecografia alla gamba destra, ripetutamente colpita dai calci.
Il tutto ha avuto inizio poco dopo le quattro di ieri mattina, a “Il Forno” di via Guicciardini, a Sant’Agostino, esercizio commerciale aperto giorno e notte. Lì, mentre Kalderas faceva da palo per assicurarsi che l’unico dipendente al lavoro in quel momento non stesse guardando, il Caldaras, sporgendosi sopra il bancone, ha arraffato dei soldi dalla cassa (170 euro). Nonché nove confezioni di caramelle e dolciumi. Facendola franca. Se non che, ciò che era successo il dipendente l’ha visto attraverso l’impianto di videosorveglianza. E, temendo la reazione dei due nomadi, visibilmente ubriachi e su di giri, ha premuto il pulsante antirapina collegato con l’istituto di vigilanza Il Globo. Dalla cui centrale hanno avvertito il 113. Sul posto è accorsa una Volante e non appena i poliziotti sono scesi dall’auto i due nomadi si sono scagliati contro di loro con calci, sputi e minacce: «O mi mettete in galera o vi ammazzo» diceva uno; «Per farmi salire in macchina dovete ammazzarci se no vi ammazziamo noi» aggiungeva l’altro. Per poi arrivare a minacciare di morte anche moglie e figli degli agenti. Che, nonostante le botte prese e senza reagire alle provocazioni, alla fine, grazie anche all’aiuto di una pattuglia di carabinieri intervenuta in rinforzo, sono riusciti a bloccarli. E a portarli in questura.
Dove i due si sono tutt’altro che calmati. Rinchiusi in camera di sicurezza, l’hanno praticamente devastata. Prima defecando, urinando e vomitando ovunque, poi prendendo la porta blindata a calci così forti da deformarla e rendere necessario l’intervento dei vigili del fuoco per sbloccarla. E consentire (fra i miasmi che fino a tarda mattina hanno permeato l’ala delle celle e del corpo di guardia) di trasferirli in carcere su disposizione del pm di turno in procura.
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