Il Tirreno

Pistoia

Pistoia, famiglia truffata dal falso padrone di casa

di Alessandra Tuci
L’imbocco di via dei Magi, da corso Fedi: qui si trova la casa affittata dalla famiglia Rom
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L’imbocco di via dei Magi, da corso Fedi: qui si trova la casa affittata dalla famiglia Rom

Marito e moglie, entrambi Rom, hanno pagato 1.600 euro di caparra ma ora non hanno dove stare e chiedono aiuto

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PISTOIA. Moglie e marito di origini rom con figli piccoli, truffati da un italiano. È la storia un po’ fuori dall’ordinario di Giuseppina Hadzovich, 25 anni e del coniuge, 26 anni, “alleggeriti” di 1.600 euro per l’affitto di una casa che non poteva essere affittata. L’abitazione è la stessa posta sotto sequestro dalla magistratura l’11 gennaio scorso, quando i carabinieri sono entrati nell’appartamento in via Magi nell’ambito di una indagine su un giro di prostituzione. «Io, che subisco continui pregiudizi, truffata da un italiano» sono le prime parole di Giuseppina.

Ma andiamo con ordine. Prima Giuseppina e suo marito una casa ce l’avevano, in via Fiorentina, dove per tre anni hanno pagato l’affitto anche grazie ai contributi del progetto GiovaniSì. Poi, però, il proprietario ha avuto dei problemi e la casa è finita all’asta. La famiglia Rom rimane senza un tetto sulla testa e si dà subito da fare per cercare una sistemazione. «Sono stata in tante agenzie con il contratto di lavoro di mio marito in mano», dice Giuseppina, che però si vede chiudere la porta in faccia. «No, sei straniera, non affittiamo agli stranieri» la risposta che si sente dare ripetutamente. Tra l’altro Giuseppina è nata in Italia, ha doppia cittadinanza.

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Ma non si perde d’animo: comincia a cercare una casa su internet e trova un annuncio per un appartamento in via Magi su un sito specializzato. «Abbiamo incontrato il proprietario, o meglio, chi si spacciava per tale, un uomo di mezza età e con una buona dose di parlantina – continua – il 30 dicembre ci ha fatti entrare nella casa dicendo che sarebbe tornato il 3 gennaio per farci firmare il contratto».

Fin qui tutto normale. Se non che l’uomo chiede ai due coniugi 1. 600 euro di caparra subito, in contanti. «Ci ha lasciato un foglio bianco con la sua firma e ci ha detto che i documenti dietro non ce li aveva: ce li avrebbe mostrati al momento del contratto. Ci siamo insospettiti un po’, è vero, ma in quel momento avevamo bisogno di una casa e ci siamo lasciati convincere».

Ma il 3 gennaio arriva e l’uomo non si presenta, dicendo di essere all’ospedale per un incidente. A presentarsi alla porta della famigliola sono invece i carabinieri di Pistoia, la mattina dell’11 gennaio. «Ho sentito suonare il campanello e quando ho visto le divise mi sono spaventata, non facevo che piangere. Loro sono stati gentilissimi però, ci hanno chiesto i documenti e abbiamo spiegato loro cosa ci facessimo in questa casa. Forse all’inizio hanno sospettato che fossimo coinvolti anche noi nel giro di prostituzione».

Giuseppina mostra ai militari l’annuncio sul sito e il foglio con la firma del presunto proprietario: l’uomo è in realtà solo l’inquilino dell’immobile e ha dato ai due coniugi un nome falso per subaffittare la casa, prima alle due donne coinvolte nel giro di prostituzione, poi alla malcapitata famigliola.

Accertata la situazione, però, Giuseppina e il marito sono comunque costretti a lasciare l’appartamento, posto sotto sequestro preventivo. Ora sono senza un tetto sopra la testa. «Qualcuno ci aiuti – l‘appello della donna – chiediamo solo una casa in affitto, nessuna elemosina».

«Queste storie devono far riflettere – sottolinea Davide Innocenti, segretario generale del Sunia, al quale i due coniugi si sono rivolti – io conosco Giuseppina e la sua famiglia da tempo: sono persone per bene. Cerchiamo di eliminare i pregiudizi: nel 2018 certe barriere devono essere abbattute».

Chiunque possa aiutarli può contattare il Sunia: 0573 365847.
 

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