Il Tirreno

Pistoia

La denuncia del Sunia «Alloggi pubblici? Sono pochi e vecchi»

di Alessandra Tuci
La denuncia del Sunia «Alloggi pubblici? Sono pochi e vecchi»

Da anni in provincia non si costruiscono più case popolari «Famiglie scoraggiate, sempre meno a fare domanda»

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PISTOIA. Luci e ombre sulla condizione dell'edilizia pubblica in provincia di Pistoia. Ma soprattutto ombre, almeno secondo il Sunia, il principale sindacato degli inquilini in provincia. Tante richieste di sfratto, alloggi vecchi e obsoleti, il 6,1% del patrimonio pubblico è sfitto perché non ci sono fondi per ristrutturarlo: questi i principali problemi.

«I Comuni facciano qualcosa - lancia l'appello Davide Innocenti, segretario generale del Sunia – la gestione è della Spes, è vero, ma si dovrebbero prevedere risorse per ristrutturare edifici che rimangono vuoti».

Qual è la situazione attuale in provincia? L’emergenza casa rimane una questione preoccupante ma allo stesso tempo stabile rispetto al 2014 e 2015. Gli ultimi dati ufficiali sui provvedimenti di sfratto sono quelli del 2016, ma che in parte sembrano riflettersi anche sul 2017. Innanzitutto le procedure per la richiesta di sfratto sono aumentate del 3,7% nella provincia di Pistoia. «Anche se poi – precisa Innocenti – a livello pratico ci sono meno convalide perché prima di arrivare all’esecuzione si trovano soluzioni alternative, utilizzando, ad esempio,contributi per la morosità incolpevole».

A fronte di questo consistente numero di sfratti, che non cresce ma neanche arretra, è quello che riguarda la scarsa consistenza del patrimonio pubblico. A Pistoia, come in molte altre città d’Italia, da anni non si costruiscono più alloggi pubblici e anchenel 2016 la tendenza non è cambiata. Un dato costante questo che proietta Pistoia agli ultimi posti della classifica regionale. «Su seimila fabbricati di edilzia pubblica in Toscana la provincia di Pistoia ne ha solo il 5% -spiega Innocenti- 300 fabbricati complessivi per un totale di 2.113 appartamenti. Siamo al terzo posto in Toscana per carenza di alloggi pubblici dopo Prato e Empoli».

Un altro problema, continua Innocenti, è che molte famiglie in difficoltà si vedono assegnati i cosiddetti “alloggi di risulta”, ovvero alloggi vecchi liberati via via che un inquilino muore. Il 27% infatti degli assegnatari nella provincia di Pistoia è composto da una sola persona, di cui l’11% è ultra 85enne.

«Considerando poi che quando un alloggio si libera trascorrono mediamente sei mesi prima che arrivi un nuovo assegnatario, i tempi si allungano notevolmente: le persone sono poco stimolate a fare richiesta di inserimento nelle graduatorie». E questo contribuisce a spiegare perché al nuovo bando di edilizia pubblica del Comune di Pistoia targato 2017 abbiano presentato domanda solo 373 persone a differenza delle 402 del 2014. «Le persone non hanno aspettative – continua Innocenti – Non solo: delle 402 domande del 2017 ne erano state respinte solo 59, quindi il 14% del totale. Delle 373 del 2017 ne sono state respinte 148, pari al 39%, di cui il 54% delle domande rifiutate arrivano da cittadini extracomunitari». Il motivo? Requisiti regionali troppo stringenti. Occorrono 5 anni di residenza in Toscana per fare domanda, oltre al fatto che tutti i componenti della famiglia debbano avere carta di soggiorno o permesso biennale di soggiorno con attività lavorativa, oltre alla certificazione del paese d’origine che l’extracomunitario non abbia alloggi di proprietà.

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