Bottegone dice addio a Giovanni Burchietti
Professore, poeta, politico e sindacalista si è spento a 93 anni. È stato uno dei fondatori della Capannina. Domani il funerale
PISTOIA. Il suo orizzonte era un mondo ideale. Ma lui, poeta, lo raccontava come vero, come presenza morale che dà senso alla vita.
E la vita del professor Giovanni Burchietti – preside per molti anni alla Martin Luther King di Bottegone – è stata ricca di tante cose. L’ha riempita di impegno sociale e civico, è stato educatore e scrittore, sindacalista e poeta. Uno dei personaggi indubbiamente più importanti del dopoguerra per la frazione alle porte di Pistoia, ma anche per la città.
Si è spento nella notte tra venerdì e sabato nella sua casa sulla ex statale Fiorentina, dove viveva con la figlia Elisabetta. Aveva 93 anni. Vedovo dal 2001 della signora Luciana, lascia la nipote Irene e due splendide bisnipotine, che adorava. «Ha continuato a scrivere e a guidare l’auto fino a poco tempo fa – spiega Elisabetta – Su un blocchetto ho trovato degli appunti, credo stesse buttando giù una sua autobiografia. È difficile per me raccontare lo stupore che ho provato negli ultimi giorni, nel vedere così tanta gente venire a trovarlo a casa nostra». La salma è esposta alla Misericordia in via del Can Bianco. Il funerale si svolgerà domani, con partenza alle 14, 30 dalle cappelle e cerimonia nella chiesa di San Michele Arcangelo a Bottegone, alle 15.
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La famiglia Burchietti è originaria di Montemagno, e da lì il padre di Giovanni, Gino, un fattore, si trasferì a Bottegone. Diplomato alle magistrali (e poi in seguito laureatosi), Burchietti ha sin dalla gioventù alternato la passione per l’insegnamento a quella per la scrittura. Tra i soci fondatori del circolo “La Capannina”, è stato consigliere provinciale negli anni’60 (di corrente Dc), presidente provinciale Omni (Opera nazionale maternità e infanzia) e sindacalista Cisl.
Per la Editrice Nuove Esperienze di Pistoia ha pubblicato 23 raccolte poetiche. Dal 1988, con “Voli di gabbiano”, all’ultima, solo poche settimane fa: “Spigolare m’è caro”. Tra le opere in prosa “Una società sportiva proiettata nel futuro: Virtus Bottegone 1948 – 1989”, “Ricordando Vittorio Magni”, “Masiano 1900. Cento anni di storia, per non dimenticare”.
«È sempre stato intellettualmente impegnato – ricorda Franco Burchietti, presidente del Ceis e parente del professor Giovanni – Negli ultimi tempi veniva spesso a Montemagno, per una briscola con gli amici o per dare un’occhiata alla sua uliveta. Amava il mare e la Versilia. E adorava i gabbiani, un’immagine fondamentale nella sua poetica».
«Sicuramente – afferma Gianni Boccardi, autore di “Pistoia nel Medioevo” e suo ex allievo – un uomo dalle grandi passioni e dai profondi ideali, su cui primeggiava l’amicizia, quella vera e disinteressata. Non è un caso se attorno a sé riusciva ancora a radunare un folto gruppo che comprendeva almeno tre generazioni diverse. Le agapi fraterne, come le chiamava lui, erano la scusa, ma ancora oggi aveva una grande passione per la cultura e il sociale».
«Sono stato a trovare il Professore poche settimane fa –racconta Walter Tripi, capogruppo Pd in consiglio comunale – Una figura di enorme spessore culturale e soprattutto umano. Ho sempre invidiato la sua memoria di ferro nonostante gli anni, la sua libreria infinita e la sua disponibilità a raccontare aneddoti e storie di Bottegone e della città tutta. Per noi che ci affacciamo adesso alla politica, figure come quella di Giovanni Burchietti sono un esempio di passione, impegno e grande cuore».
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