Sicurezza
Inceneritore, convocata la commissione
L’avvocato della Ladurner intanto scrive al sindaco: il capo dell’impianto ha solo ribadito quanto contenuto nella perizia
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MONTALE. È stata convocata per martedì 23 gennaio alle 18, 45 nella sala giunta del Comune di Montale, la seduta della commissione Ambiente richiesta dal gruppo di opposizione Centrodestra Unito, in cui sarà affrontata la discussione sulle cause del guasto all’inceneritore di via Tobagi del 20 agosto scorso. Alla riunione sono stati invitati anche i rappresentanti di Cis spa – società proprietaria dell’inceneritore a totale partecipazione dei Comuni di Montale, Agliana e Quarrata – e del gestore dell’impianto Ladurner Srl.
La richiesta di una ulteriore seduta della commissione (dopo quella congiunta Montale– Agliana del 27 settembre 2017) era stata avanzata con una mozione dei consiglieri del centrodestra montalese, Alberto Fedi e Dino Polvani, in seguito al sopralluogo svolto all’impianto di via Tobagi il 16 dicembre scorso. Sopralluogo che aveva portato i due consiglieri ad esprimere dubbi sulla perizia presentata a settembre dalla Desmos di Milano, società incaricata dal gestore dell’impianto, Ladurner, di ricostruire la dinamica dell’incidente del 20 agosto (che aveva portato al fermo per alcuni giorni). Dopo la visita di dicembre Fedi aveva riferito, in particolare, che, durante il sopralluogo, l’ingegnere capo impianto, Tommaso Brizzi, avrebbe detto di aver portato di persona nel locale in cui si è verificato il blackout all’origine del fermo all’impianto – la sala quadri (Ups) – il materiale vegetale che figura tra le immagini a corredo della perizia della Desmos.
Circostanza che, secondo il gruppo consiliare Centrodestra Unito per Montale, metterebbe in discussione proprio la ricostruzione prodotta dalla Desmos. Una ricostruzione che pone tra i fattori all’origine del blocco all’impianto della scorsa estate, l’azione dei materiali provenienti dall’esterno – ed in particolare dall’incendio che il 20 agosto si era sviluppato sull’argine del vicino torrente Agna – trasportati dal vento dentro la sala quadri. Sulle affermazioni riportate da Fedi, Ladurner ha, nel frattempo, fatto rispondere al proprio legale, l’avvocato Alex Vescovi, che in una lettera inviata al sindaco di Montale, Ferdinando Betti, scrive quanto segue: “Durante la visita del 16 dicembre 2017, mentre si mostrava e descriveva il funzionamento dell’impianto, sono state poste al capo dell’impianto alcune domande da parte di alcuni consiglieri, tra cui il sig. Fedi, in merito al fermo impianto occorso ben 4 mesi prima. Sul punto, si segnala che il capo dell’impianto ha solo ribadito quanto contenuto nella relazione peritale “Desmos”, a cui si rinvia. Ogni altra dichiarazione inesatta (rectius “libera interpretazione”) non è assolutamente ascrivibile né al capo dell’impianto né tantomeno a Ladurner”.
Tommaso Artioli
La richiesta di una ulteriore seduta della commissione (dopo quella congiunta Montale– Agliana del 27 settembre 2017) era stata avanzata con una mozione dei consiglieri del centrodestra montalese, Alberto Fedi e Dino Polvani, in seguito al sopralluogo svolto all’impianto di via Tobagi il 16 dicembre scorso. Sopralluogo che aveva portato i due consiglieri ad esprimere dubbi sulla perizia presentata a settembre dalla Desmos di Milano, società incaricata dal gestore dell’impianto, Ladurner, di ricostruire la dinamica dell’incidente del 20 agosto (che aveva portato al fermo per alcuni giorni). Dopo la visita di dicembre Fedi aveva riferito, in particolare, che, durante il sopralluogo, l’ingegnere capo impianto, Tommaso Brizzi, avrebbe detto di aver portato di persona nel locale in cui si è verificato il blackout all’origine del fermo all’impianto – la sala quadri (Ups) – il materiale vegetale che figura tra le immagini a corredo della perizia della Desmos.
Circostanza che, secondo il gruppo consiliare Centrodestra Unito per Montale, metterebbe in discussione proprio la ricostruzione prodotta dalla Desmos. Una ricostruzione che pone tra i fattori all’origine del blocco all’impianto della scorsa estate, l’azione dei materiali provenienti dall’esterno – ed in particolare dall’incendio che il 20 agosto si era sviluppato sull’argine del vicino torrente Agna – trasportati dal vento dentro la sala quadri. Sulle affermazioni riportate da Fedi, Ladurner ha, nel frattempo, fatto rispondere al proprio legale, l’avvocato Alex Vescovi, che in una lettera inviata al sindaco di Montale, Ferdinando Betti, scrive quanto segue: “Durante la visita del 16 dicembre 2017, mentre si mostrava e descriveva il funzionamento dell’impianto, sono state poste al capo dell’impianto alcune domande da parte di alcuni consiglieri, tra cui il sig. Fedi, in merito al fermo impianto occorso ben 4 mesi prima. Sul punto, si segnala che il capo dell’impianto ha solo ribadito quanto contenuto nella relazione peritale “Desmos”, a cui si rinvia. Ogni altra dichiarazione inesatta (rectius “libera interpretazione”) non è assolutamente ascrivibile né al capo dell’impianto né tantomeno a Ladurner”.
Tommaso Artioli
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