Sicurezza
Sicurezza sismica, il Comune di Pistoia non fa gli studi e la Regione revoca i fondi
La città aveva ottenuto uno stanziamento di 27.750 euro ma entro ottobre avrebbe dovuto assegnare gli incarichi tecnici e comunicarli a Firenze
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PISTOIA. Un contributo di quasi 28mila euro, ottenuto dal Comune per compiere indagini sulla microzonazione sismica del territorio di Pistoia, è stato revocato dalla Regione. Secondo una determina della direzione regionale ambiente ed energia, del 13 dicembre, Palazzo di Giano avrebbe dovuto affidare gli incarichi per effettuare le ricerche entro il 19 ottobre scorso, ma numerose telefonate e una nota di sollecito inviata proprio il 19 ottobre non sono bastate a far sì che la Regione ricevesse una risposta. Di qui la decisione di revocare il finanziamento per riattribuirlo tra gli altri progetti in graduatoria.
La possibilità da parte dei Comuni di farsi finanziare (almeno in parte) studi di microzonazione sismica si era aperta nel febbraio 2015, quando la Regione aveva deciso di aprire un bando per gli enti locali interessati a questo genere di iniziative. Ma cos’è uno studio di microzonazione sismica? In sostanza, si tratta di indagare la natura e la struttura dell’immediato sottosuolo, per avere una mappa il più possibile precisa dei comportamenti di zone diverse del territorio di fronte a delle scosse sismiche. Uno strumento di conoscenza importante per studiare efficaci interventi di prevenzione sugli edifici esistenti e norme incisive su quelli ancora da realizzare. Non a caso dell’opportunità di allargare questo genere di conoscenze a livello nazionale si iniziò a parlare dopo il terremoto dell’Abruzzo nell’aprile del 2009.
Nel 2015 la Toscana approvò le linee guida su come realizzare questi studi e annunciò cofinanziamenti per i Comuni che avessero proposto la realizzazione di queste indagini.
Pistoia all’epoca rispose all’appello. Nel novembre 2016 vennero ammessi in graduatoria per ottenere il finanziamento 28 Comuni, tra cui anche quello di Pistoia, che si collocò al 9° posto, per un importo complessivo di 27.750 euro. Una cifra certo non esorbitante, ma che avrebbe potuto essere sfruttata, vista la riconosciuta sensibilità del territorio pistoiese ai problemi sismici, una sensibilità balzata di nuovo all’attualità in questi ultimi anni soprattutto per la chiusura forzata di alcuni edifici scolastici, dalla scuola elementare Frosini al prefabbricato della Cino da Pistoia.
Le risorse economiche necessarie sono state impegnate formalmente dalla Regione con un decreto dirigenziale del 3 luglio 2017, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione il 19 successivo. Da quel giorno decorrevano i tre mesi entro cui avrebbero dovuto arrivare gli incarichi ai tecnici scelti dal Comune. Ma a leggere la determina regionale, sembra non ci sia stata alcuna risposta da parte dell’amministrazione comunale, che pure sarebbe stata richiamata al rispetto dei termini con telefonate e messaggi mail.
Insomma, quel contributo sembra essere andato perduto. Impossibile, per ora, sapere perché il Comune di Pistoia non ha risposto alle sollecitazioni. Il Tirreno l’ha chiesto più volte all’amministrazione ma da Palazzo di Giano non è arrivata – finora – nessuna risposta.
Alessandra Tuci
La possibilità da parte dei Comuni di farsi finanziare (almeno in parte) studi di microzonazione sismica si era aperta nel febbraio 2015, quando la Regione aveva deciso di aprire un bando per gli enti locali interessati a questo genere di iniziative. Ma cos’è uno studio di microzonazione sismica? In sostanza, si tratta di indagare la natura e la struttura dell’immediato sottosuolo, per avere una mappa il più possibile precisa dei comportamenti di zone diverse del territorio di fronte a delle scosse sismiche. Uno strumento di conoscenza importante per studiare efficaci interventi di prevenzione sugli edifici esistenti e norme incisive su quelli ancora da realizzare. Non a caso dell’opportunità di allargare questo genere di conoscenze a livello nazionale si iniziò a parlare dopo il terremoto dell’Abruzzo nell’aprile del 2009.
Nel 2015 la Toscana approvò le linee guida su come realizzare questi studi e annunciò cofinanziamenti per i Comuni che avessero proposto la realizzazione di queste indagini.
Pistoia all’epoca rispose all’appello. Nel novembre 2016 vennero ammessi in graduatoria per ottenere il finanziamento 28 Comuni, tra cui anche quello di Pistoia, che si collocò al 9° posto, per un importo complessivo di 27.750 euro. Una cifra certo non esorbitante, ma che avrebbe potuto essere sfruttata, vista la riconosciuta sensibilità del territorio pistoiese ai problemi sismici, una sensibilità balzata di nuovo all’attualità in questi ultimi anni soprattutto per la chiusura forzata di alcuni edifici scolastici, dalla scuola elementare Frosini al prefabbricato della Cino da Pistoia.
Le risorse economiche necessarie sono state impegnate formalmente dalla Regione con un decreto dirigenziale del 3 luglio 2017, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione il 19 successivo. Da quel giorno decorrevano i tre mesi entro cui avrebbero dovuto arrivare gli incarichi ai tecnici scelti dal Comune. Ma a leggere la determina regionale, sembra non ci sia stata alcuna risposta da parte dell’amministrazione comunale, che pure sarebbe stata richiamata al rispetto dei termini con telefonate e messaggi mail.
Insomma, quel contributo sembra essere andato perduto. Impossibile, per ora, sapere perché il Comune di Pistoia non ha risposto alle sollecitazioni. Il Tirreno l’ha chiesto più volte all’amministrazione ma da Palazzo di Giano non è arrivata – finora – nessuna risposta.
Alessandra Tuci
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