Lutto
Morìa di attività storiche tra i negozi del centro
Dalla “Clinica del rasoio” alla Bancarella di via degli Orafi, molti gli addii nel 2017 Le associazioni: colpa delle tasse, della grande distribuzione e dell’e-commerce
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PISTOIA. Se ne parla nelle strade e sui social. Il dibattito è aperto: tra gli esercenti, le associazioni che li rappresentano, i clienti. Proviamo a dare il nostro contributo come giornale. I primi giorni di gennaio, si sa, sono quelli in cui si presta maggiore attenzione, passeggiando per il centro, alle serrande abbassate e alle nuove attività. In cui ci si stupisce perché un certo negozio che era aperto da 50 anni ha messo sulla porta d’ingresso la scritta “affittasi fondo”, o perché sulla Sala ha aperto un nuovo ristorante.
Se tra i soci Confcommercio non c’è stato un aumento di cessazioni nel 2017 rispetto al 2016, e Riccardo Bruzzani (direttore di Confesercenti Pistoia) vede un futuro in ripresa per i negozi di vicinato, quello che sembra colpire i pistoiesi che si recano in centro è la morìa di attività storiche. E il gran numero di fondi sfitti immediatamente fuori dal “cerchio magico” della Sala. «In via Carratica – afferma Paolo Guercini, presidente di “Commercio Pistoia” – a fine dicembre hanno chiuso il negozio di drogheria e il biscottificio. Porta al Borgo fa impressione per il numero di fondi sfitti, in Porta Lucchese ha chiuso una storica fioraia, in via Vannucci un negozio di scarpe. Tra via della Madonna e via Puccini in media c’è un fondo chiuso ogni due aperti».
Ma anche nel comparto Sala, se si esclude la ristorazione, non sono tutte rose e fiori. A fine anno in via dei Fabbri hanno chiuso una profumeria e “La clinica del rasoio” della famiglia Vannucci, uno di quelli che si possono definire a ragione “negozi storici”. In via Carratica cessata attività per il negozio di abbigliamento Adalgisa. E ancora una profumeria in via Stracceria, il negozio di abbigliamento Migliorini, la libreria “La Bancarella” di Maurizio Rinfreschi, il negozio di articoli per la casa Baroncelli...
«Alcune di queste attività – dice Bruzzani – sono semplicemente arrivate alla fine di un ciclo per un ricambio generazionale che non c’è, per figli che hanno altre aspettative... Non sono così pessimista sui negozi di vicinato. A mio avviso non scompariranno. La grande distribuzione ha fatto piazza pulita dei negozi di alimentari e delle profumerie, ma è in difficoltà anch’essa. Fa i conti con significativi cali di fatturato per la crisi dei consumi. A Pistoia l’anno da Capitale della cultura ha fatto capire che il turismo può essere fonte di reddito. Certo, dobbiamo imparare a tutelare l’intero centro storico, non solo la Sala, ma i negozi di vicinato non sono così facilmente sostituibili».
«Tra i nostri soci non abbiamo un incremento delle cessazioni – spiega Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio – A fronte di chiusure si registrano nuove aperture, o riaperture importanti e attese, come quella del Caffé Valiani in via Cavour. Detto questo, restano in piedi dinamiche non risolte e che devono essere oggetto di confronto. Il settore continua a vivere una situazione di disagio, non a livello qualitativo ma quantitativo».
Se alla base della chiusura non c’è il mancato passaggio tra padre e figlio o l’onnipresenza delle grandi catene, si può star certi che dieci commercianti su dieci indicheranno l’esosa tassazione italica. «I problemi di Pistoia sono i problemi dell’Italia – commenta Guercini – La tassazione non sostenibile, l’escamotage dei concordati al 10% che “fregano” fornitori e dipendenti, lo scarso interesse per farlo vivere e crescere il commercio di vicinato. Perché a parole siamo tutti d’accordo, ma in quanti poi passano la domenica nei centri commerciali o fanno tutti i loro acquisti su internet? ».
A proposito di e-commerce, sempre Guercini chiosa: «Va bene cercare le offerte su internet, ma è proprio necessario comprare solo on line? Siete proprio sicuri che i negozi non vi possono proporre offerte migliori nel rapporto qualità – prezzo? »
Tiziana Gori
Se tra i soci Confcommercio non c’è stato un aumento di cessazioni nel 2017 rispetto al 2016, e Riccardo Bruzzani (direttore di Confesercenti Pistoia) vede un futuro in ripresa per i negozi di vicinato, quello che sembra colpire i pistoiesi che si recano in centro è la morìa di attività storiche. E il gran numero di fondi sfitti immediatamente fuori dal “cerchio magico” della Sala. «In via Carratica – afferma Paolo Guercini, presidente di “Commercio Pistoia” – a fine dicembre hanno chiuso il negozio di drogheria e il biscottificio. Porta al Borgo fa impressione per il numero di fondi sfitti, in Porta Lucchese ha chiuso una storica fioraia, in via Vannucci un negozio di scarpe. Tra via della Madonna e via Puccini in media c’è un fondo chiuso ogni due aperti».
Ma anche nel comparto Sala, se si esclude la ristorazione, non sono tutte rose e fiori. A fine anno in via dei Fabbri hanno chiuso una profumeria e “La clinica del rasoio” della famiglia Vannucci, uno di quelli che si possono definire a ragione “negozi storici”. In via Carratica cessata attività per il negozio di abbigliamento Adalgisa. E ancora una profumeria in via Stracceria, il negozio di abbigliamento Migliorini, la libreria “La Bancarella” di Maurizio Rinfreschi, il negozio di articoli per la casa Baroncelli...
«Alcune di queste attività – dice Bruzzani – sono semplicemente arrivate alla fine di un ciclo per un ricambio generazionale che non c’è, per figli che hanno altre aspettative... Non sono così pessimista sui negozi di vicinato. A mio avviso non scompariranno. La grande distribuzione ha fatto piazza pulita dei negozi di alimentari e delle profumerie, ma è in difficoltà anch’essa. Fa i conti con significativi cali di fatturato per la crisi dei consumi. A Pistoia l’anno da Capitale della cultura ha fatto capire che il turismo può essere fonte di reddito. Certo, dobbiamo imparare a tutelare l’intero centro storico, non solo la Sala, ma i negozi di vicinato non sono così facilmente sostituibili».
«Tra i nostri soci non abbiamo un incremento delle cessazioni – spiega Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio – A fronte di chiusure si registrano nuove aperture, o riaperture importanti e attese, come quella del Caffé Valiani in via Cavour. Detto questo, restano in piedi dinamiche non risolte e che devono essere oggetto di confronto. Il settore continua a vivere una situazione di disagio, non a livello qualitativo ma quantitativo».
Se alla base della chiusura non c’è il mancato passaggio tra padre e figlio o l’onnipresenza delle grandi catene, si può star certi che dieci commercianti su dieci indicheranno l’esosa tassazione italica. «I problemi di Pistoia sono i problemi dell’Italia – commenta Guercini – La tassazione non sostenibile, l’escamotage dei concordati al 10% che “fregano” fornitori e dipendenti, lo scarso interesse per farlo vivere e crescere il commercio di vicinato. Perché a parole siamo tutti d’accordo, ma in quanti poi passano la domenica nei centri commerciali o fanno tutti i loro acquisti su internet? ».
A proposito di e-commerce, sempre Guercini chiosa: «Va bene cercare le offerte su internet, ma è proprio necessario comprare solo on line? Siete proprio sicuri che i negozi non vi possono proporre offerte migliori nel rapporto qualità – prezzo? »
Tiziana Gori
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