Il lutto
Il sindaco con le maestre senza più abilitazione
PISTOIA. Non si arresta la protesta dei 130 maestri, diplomati magistrali, delle scuole dell’infanzia e delle primarie nella provincia di Pistoia, che rischiano di essere catapultati di nuovo nell’uni...
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PISTOIA. Non si arresta la protesta dei 130 maestri, diplomati magistrali, delle scuole dell’infanzia e delle primarie nella provincia di Pistoia, che rischiano di essere catapultati di nuovo nell’universo del precariato a seguito della sentenza del Consiglio di stato. Lunedì saranno in consiglio comunale per far sentire la loro voce a tutta la città. Ad ascoltare il loro grido di rabbia per l’ingiustizia subita, anche il sindaco Alessandro Tomasi, che martedì ha ricevuto una delegazione di queste insegnanti, affidando a un post su Facebook il suo pensiero in merito alla vicenda. Maestre, si legge nel post, che nonostante anni di precariato «hanno contribuito a reggere il sistema scuola. La politica doveva intervenire prima di arrivare a questo punto, e adesso non può nascondersi dietro una sentenza. Serve certezza del diritto e dei diritti, specie di quelli di chi lavora». All’incontro erano presenti anche i consiglieri di maggioranza Iacopo Vespignani ed Emanuela Checcucci. E a sottolineare l’ingiustizia perpetrata nei confronti delle maestre anche il gruppo consiliare Fratelli d’Italia che, con una nota della consigliera Elena Bardelli, punta il dito contro la riforma della Buona scuola che, invece di stabilizzare i supplenti, «li ha moltiplicati, rendendoli per di più vergognosamente precari a vita». La scure sui destini degli oltre 40.000 insegnanti, però, non è arrivata con la Buona scuola, ma dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso che ha cancellato l’abilitazione all’insegnamento per i docenti con il solo diploma magistrale conseguito prima del 2001, anche se oggi hanno ottenuto il ruolo.(v.v.)
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