Attenzione
Solo silenzio per lo Statuto dei consoli
di Alessandra Tuci
Redatto 900 anni fa, è il più antico atto di autogoverno di una città. Alberto Cipriani: perché nessuno l’ha ricordato?
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. È probabilmente il più antico statuto del mondo di un libero Comune. Ed è pistoiese. Si tratta del cosiddetto “Statuto dei consoli”, firmato proprio 900 anni fa, il 26 novembre 1117 per l'esattezza.
Un documento prezioso, di cui a Pistoia si conserva un frammento nell’Archivio capitolare. Non a caso una copia è stata regalata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita alla città. Un pezzo di storia, insomma, ignoto purtroppo alla maggioranza dei pistoiesi stessi.
Peccato che di tale pezzo di storia non si sia fatto cenno nel corso dell’anno da Capitale della Cultura. Nessun evento relativo allo “Statuto dei consoli” è stato organizzato e del resto nulla si trovava neanche nel dossier di Pistoia capitale. Come mai?
«Ce lo domandiamo tanto anche noi - si interroga Alberto Cipriani, vice presidente della società pistoiese Storia Patria- mi ricordo che quando venne nella nostra città il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, una ventina di anni fa, lo statuto fu presentato pubblicamente dall’amministrazione comunale e lo stesso presidente lo esaltò come un elemento prioritario nella storia italiana e non solo».
Cipriani sottolinea anche che la discussione sul fatto se lo statuto dei consoli di Pistoia sia quello più antico in assoluto o meno, non si è ancora conclusa: in un punto della pergamena, infatti, non si riesce a leggere bene il nome esatto dell’imperatore, cioè Enrico o Federico. Questo potrebbe posticipare il documento addirittura di qualche secolo. «Se il documento fosse davvero del 1117, come sostiene Rauty (il professor Natale Rauty, uno dei massimi studiosi della storia della città, ndr), sarebbe importantissimo - continua Cipriani - per il fatto che in un’epoca così antica un gruppo di cittadini abbia sentito il bisogno di darsi delle norme di autogoverno è una cosa spettacolare. Nella pergamena c’è tutto un excursus sulla vita sociale e politica del tempo: lo statuto è il corpo e il sangue della vita sociale degli stessi cittadini». La cattiva qualità della pergamena, di consistenza assai variabile e rozza, tagliata irregolarmente, e l'intensa consultazione a cui i codici sono stati sottoposti nei secoli ne hanno favorito un grave deperimento, sia del supporto che del testo.
Nonostante ciò, gli argomenti trattati in quei fogli sono tanti e variegati: dalle relazioni tra autorità laiche e religiose ai meccanismi elettorali, dalle istituzioni e procedure di giustizia civile e penale alla libertà e salvaguardia dei cittadini e dei loro beni, dalla custodia dei luoghi alle regole e sanzioni sui compensi di lavoro. «Sarebbe bello che il documento fosse portato a conoscenza dell’intera cittadinanza - conclude Cipriani - in fondo cultura vuol dire proprio questo: fare in modo che ciò che ci viene tramandato venga divulgato. Solo così possiamo capire da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo. Questo è il senso della storia e il Comune dovrebbe aiutare in questo percorso».
Un documento prezioso, di cui a Pistoia si conserva un frammento nell’Archivio capitolare. Non a caso una copia è stata regalata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita alla città. Un pezzo di storia, insomma, ignoto purtroppo alla maggioranza dei pistoiesi stessi.
Peccato che di tale pezzo di storia non si sia fatto cenno nel corso dell’anno da Capitale della Cultura. Nessun evento relativo allo “Statuto dei consoli” è stato organizzato e del resto nulla si trovava neanche nel dossier di Pistoia capitale. Come mai?
«Ce lo domandiamo tanto anche noi - si interroga Alberto Cipriani, vice presidente della società pistoiese Storia Patria- mi ricordo che quando venne nella nostra città il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, una ventina di anni fa, lo statuto fu presentato pubblicamente dall’amministrazione comunale e lo stesso presidente lo esaltò come un elemento prioritario nella storia italiana e non solo».
Cipriani sottolinea anche che la discussione sul fatto se lo statuto dei consoli di Pistoia sia quello più antico in assoluto o meno, non si è ancora conclusa: in un punto della pergamena, infatti, non si riesce a leggere bene il nome esatto dell’imperatore, cioè Enrico o Federico. Questo potrebbe posticipare il documento addirittura di qualche secolo. «Se il documento fosse davvero del 1117, come sostiene Rauty (il professor Natale Rauty, uno dei massimi studiosi della storia della città, ndr), sarebbe importantissimo - continua Cipriani - per il fatto che in un’epoca così antica un gruppo di cittadini abbia sentito il bisogno di darsi delle norme di autogoverno è una cosa spettacolare. Nella pergamena c’è tutto un excursus sulla vita sociale e politica del tempo: lo statuto è il corpo e il sangue della vita sociale degli stessi cittadini». La cattiva qualità della pergamena, di consistenza assai variabile e rozza, tagliata irregolarmente, e l'intensa consultazione a cui i codici sono stati sottoposti nei secoli ne hanno favorito un grave deperimento, sia del supporto che del testo.
Nonostante ciò, gli argomenti trattati in quei fogli sono tanti e variegati: dalle relazioni tra autorità laiche e religiose ai meccanismi elettorali, dalle istituzioni e procedure di giustizia civile e penale alla libertà e salvaguardia dei cittadini e dei loro beni, dalla custodia dei luoghi alle regole e sanzioni sui compensi di lavoro. «Sarebbe bello che il documento fosse portato a conoscenza dell’intera cittadinanza - conclude Cipriani - in fondo cultura vuol dire proprio questo: fare in modo che ciò che ci viene tramandato venga divulgato. Solo così possiamo capire da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo. Questo è il senso della storia e il Comune dovrebbe aiutare in questo percorso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
