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Pistoia

Nelle caserme pasti senza etichetta e pane

Nelle caserme pasti senza etichetta e pane

Il comando dei vigili contesta il nuovo servizio mensa e invita il personale a mangiare nei ristoranti

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PISTOIA. Vaschette in plastica con dentro del cibo non particolarmente “attraente”. Nessuna etichetta che indichi provenienza, data di confezionamento e scadenza. Né tanto meno pane e frutta. Anno nuovo e vita nuova, ma non certo migliore per i vigili de fuoco. Almeno per quel che riguarda i pasti nelle caserme. Con l’arrivo del 2018 il servizio mensa è gestito da una nuova ditta e la partenza non è stata delle migliori. Il comando provinciale di Pistoia ha contestato la fornitura e invitato il personale a consumare in un ristorante i pasti di ieri e del capodanno.

In ballo non c’è solo la qualità dei pasti dei vigili del fuoco, che certo non pretendo cibi gourmet, ma la salute di chi lavora in caserma e il posto di lavoro di 14 persone rimaste a casa da capodanno.

Dal primo dell’anno i pasti nelle caserme sono forniti dal Ri.ca. L’azienda napoletana, che succede alla Camst di Bologna, ha chiuso le cucine nei distaccamenti Montecatini Terme, Pescia e San Marcello Pistoiese. La conseguenza è stato il licenziamento di 14 lavoratori. «Un lavoro di poche ore e uno stipendio non certo alto, ma che consentiva un introito economico importante per le famiglie – spiegano Umberto Marchi della Filcams Cgil di Pistoia e Giancarlo Gori (coordinatore provinciale per i vigili del fuoco) –. Abbiamo chiesto che le cucine restino operative, ma la Ri.ca è andata avanti col progetto di non preparare pasti nelle cucine che il ministero ha previsto possano essere messe in disuso».

Addio ai posti di lavoro e, secondo quanto denunciato dai sindacati, anche alla qualità del servizio. «Il 31 dicembre (come il 1 gennaio, ndr) la Ri.ca ha inviato nelle caserme i pasti precotti che sarebbero dovuti essere consumati per il pranzo e la cena del giorno dopo – denuncia l’Unione sindaca di base –. Il cibo non rispettava la normativa contrattuale né le norme igienico sanitarie: non indicavano data di confezionamento e scadenza, le modalità di conservazione e rigenerazione, gli allergeni».

«Così – conclude la Filcams – diventa dura poter dare pasti caldi e ben lavorati a persone considerate da tutti paladini della sicurezza. Soggetti che fanno turni da 12 ore e la cui alimentazione è essenziale per poter svolgere al meglio il proprio lavoro». (g.b.)

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