Il Tirreno

Pistoia

Iozzelli: Pistoia, dopo l’anno da capitale, adesso è il tempo delle scelte

di Fabio Calamati
Luca Iozelli
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Luca Iozelli

Quali idee per turismo, vivaismo o rapporti con Hitachi? Parla il presidente della Fondazione Cassa di risparmio

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PISTOIA. L’anno da capitale della cultura ha mostrato le potenzialità di Pistoia, sopratutto quando i pistoiesi si mettono a lavorare tutti insieme. Però il 2017 sta per finire e la città è ancora prigioniera di una grave crisi, prima di tutto economica. E allora per Pistoia si apre adesso il momento delle grandi scelte sul futuro.

La pensa così Luca Iozzelli, 60 anni, da quasi due presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, il forziere della città con il suo capitale di oltre 400 milioni di euro, che le consentiranno, nei prossimi tre anni, di distribuire 36 milioni di euro a Pistoia e provincia. «La Fondazione – dice – è pronta a fare la sua parte. Ma bisogna che le visioni di fondo, le grandi scelte, le facciano le istituzioni legittimate dal voto popolare, come il Comune, e anche il mondo delle imprese».

A cosa si riferisce quando parla di visioni di fondo?

«Al fatto che in un mondo globalizzato come il nostro, non si può prescindere dalla propria identità di territorio, ma questa va definita e promossa facendo delle scelte».

Scelte come il legare il destino della città all’area metropolitana di Firenze o piuttosto all’area lucchese e alla costa?

«No, in un mondo come il nostro ragionare di pezzi di terra così è irrilevante. Partiamo dai temi e poi caliamo le scelte sul territorio. È chiaro, ad esempio, che se si ritiene che lo sviluppo del turismo possa essere importante, nel futuro sarà difficile prescindere da un rapporto con una città come Firenze. Ma tutto questo, poi, va pensato e costruito. E su questo, ad esempio, l’imprenditoria locale cosa pensa? Non si può solo affidare a Fondazione, Camera di commercio o Comune le scelte».

Altri esempi?

«Da un anno e mezzo al posto di AnsaldoBreda è sbarcato un gigante industriale mondiale come Hitachi. Possibile che questa città ancora non abbia costruito un rapporto fecondo con questa realtà? Eppure la sua presenza apre orizzonti finora impensabili. E più che a rapporti di sponsorizzazione, penso a quello che questo territorio può dare e ricevere dalla presenza di una multinazionale del genere, che su Pistoia ha dimostrato di voler scommettere».

Pensa alle sinergie attivabili per la formazione?

«La formazione e la ricerca sono fondamentali per tutti. Il vivaismo è in crescita, ad esempio, ma anch’esso non può prescindere dalla ricerca. Allora, cosa si vuol fare dell’area del Cespevi? Lì non si possono realizzare nuovi vivai, ma l’area del campo di volo, che comprende il Cespevi ma è molto più vasta, cosa vuol farci la città? Su questo, noi una proposta ce l’abbiamo».

A proposito, l’anno di Pistoia capitale è stata un’occasione colta o perduta per la città?

«Abbiamo chiesto a un ricercatore della Bocconi di misurare, anche economicamente, l’impatto promozionale del titolo di Capitale della cultura e i risultati, sono convinto, saranno positivi. Si dice che si sarebbe potuto fare di più, ma per una città non abituata a promuoversi era difficile immaginare una metamorfosi. Secondo me comunque qualcosa di rilevante è iniziato».

Il 2017 è anche l’anno in cui la Fondazione è uscita definitivamente dal capitale della Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia. Pistoia non ha più la sua banca, come Arezzo, Prato o Siena...

«Si è chiusa una storia iniziata nel 1831. Ma a Pistoia non è successo per gli effetti di crisi o di inchieste giudiziarie. Se questa Fondazione può distribuire ogni anno 12 milioni di euro, è grazie al fatto che alle spalle ha sempre avuto una banca sana e ben gestita. D’altronde i fatti dimostrano che anche nel settore bancario avere dimensioni rilevanti è necessario . Per le famiglie e le imprese pistoiesi, comunque, la fine della presenza pistoiese nella proprietà di Caripil non sarà avvertita: anche nome e logo, per il momento, rimarranno gli stessi».

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