Il Tirreno

Pistoia

Cinque milioni in un anno nelle slot

di Carlo Bardini
Cinque milioni in un anno nelle slot

Rimediotti e Bartoli preoccupati: «È una cifra esorbitante per il comune di San Marcello-Piteglio»

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MARCELLO. «Voglio tentare la fortuna e giocare 2 euro alle slot machine». «Ci gioco solo qualche volta». Due frasi tipiche che spesso si sentono dire ma che alla fine possono portare ad un risultato che impone riflessioni da più punti di vista. Così ci si ritrova al risultato impressionante che indica, nel solo Comune di San Marcello-Piteglio nel corso del 2016, a giocate complessive per circa 5 milioni di euro.

 

 

Una cifra a dir poco impressionante, considerata anche la popolazione che supera di poco le 8000 unità. Una cifra che ha fatto “sussultare” anche il vice sindaco Roberto Rimediotti, nonché assessore alla sanità, il quale, assieme al consigliere di maggioranza Daniela Bartoli, ha voluto, con due righe di comunicato, dare inizio ad una riflessione sociale che presto sarà portata in consiglio comunale e materia di un confronto anche con la stessa commissione sulla sanità.

«Vogliamo segnalare perché ci colpisce e preoccupa - hanno scritto Rimediotti e Bartoli - quanto emerge su L'Italia delle Slot, il database creato dal Gruppo Gedi insieme al Visual Lab, che raccoglie, comune per comune, tutti i dati sui soldi buttati negli apparecchi Awp (Amusement With Prize), comunemente chiamati slot machine; nel Comune di San Marcello Piteglio. I nostri concittadini hanno giocato circa 5 milioni di euro nel corso del 2016 e, pur considerando la percentuale di vincite, questo appare un impressionante drenaggio della ricchezza della nostra comunità».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.16233878:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2017/12/13/news/slot-in-toscana-spesi-oltre-3-miliardi-di-euro-nel-2016-1.16233878]]

Un dato che ha fatto rizzare i capelli, supponiamo, visto che nel 2017 il Comune di San Marcello Piteglio ha potuto fare investimenti soltanto per la metà esatta di questa somma. Ed allora cosa fare? Disincentivare l'aumento delle “macchinette”? «Preoccupa - proseguono Rimediotti e Bartoli - il fatto che un numero non indifferente di abitanti sia dedito a questa attività che può degenerare nella patologia configurando una dipendenza paragonabile a quelle da tabacco, alcol e droghe. Si tratta di una problematica da affrontare da più punti di vista: da una parte l'aiuto alle persone che giocano in forma di prevenzione per non cadere nella dipendenza o di sostegno per uscirne; dall'altra il disincentivo alla localizzazione di questi apparecchi sul nostro territorio».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore