Lutto
L’imposta di soggiorno a Pistoia passa l’esame della commissione
Via libera da primavera alla nuova tariffa. Si prevedono di incamerare dagli 80mila ai 120mila euro. Critiche e riserve da parte del Pd e di Confcommercio
PISTOIA. Un'imposta di soggiorno anche a Pistoia, come Firenze, Roma, Milano o Torino. Grandi città del turismo dove, per ogni notte passata in una struttura ricettiva è richiesto il pagamento di una somma, quella che in gergo popolare viene chiamata “tassa di soggiorno”. Una cifra che può variare da qualche decina di centesimi fino ai due o tre euro (in base alle stelle e alla tipologia di struttura ricettiva), che gli albergatori riscuotono dai turisti e versano poi nelle casse del Comune. Così come avviene anche a Montecatini Terme, dirimpettaia di Pistoia, dove l'imposta di soggiorno riscossa nelle circa 120 strutture ricettive “lusso ed extra lusso” del territorio, cui si aggiungono bed and breakfast e agriturismi (per oltre 13.000 posti letto), esiste dal 1 gennaio del 2012 e che, negli anni scorsi, ha fruttato al Comune somme superiori al milione di euro.
Una situazione turistico-ricettiva, quella di Montecatini, ben diversa da Pistoia, dove il numero delle strutture tocca quota 124 (di cui solo 11 sono alberghi) per un totale di poco più di 1.600 posti letto, e dove le previsioni, calcolate sui flussi turistici del 2016, disegnano una forbice di guadagno tra gli 80.000 ai 120.000 euro. Risorse che sarebbero reinvestite nel turismo del post Capitale italiana della Cultura 2017. Eppure il Comune di Pistoia, forte proprio della nomina cittadina, ormai agli sgoccioli, ci prova. Anche sull'onda di quel più 18,7% di presenze turistiche nei primi nove mesi di questo anno, rispetto allo stesso periodo del 2016.
E così, nel tardo pomeriggio di martedì 19 dicembre, in sede di commissione congiunta tra la prima (bilancio) e la quarta (turismo) – a cui hanno presenziato anche operatori del settore e associazioni di categoria - il provvedimento sull'introduzione dell'imposta è stato licenziato. La palla passerà poi al consiglio comunale, dove – è prevedibile – verranno presentati emendamenti dell'opposizione, e non si escludono richieste di modifiche anche da esponenti della maggioranza. Il più critico, comunque, è il Pd con il capogruppo Walter Tripi che avverte «attenzione a non gravare su un flusso turistico che ha appena cominciato ad aumentare, ma soprattutto che l'introito sia effettivamente utilizzato, come è previsto dalla norma, per migliorare i servizi al turismo». Poco convinta anche Confcommercio che definisce l'imposta una «scelta che non darebbe slancio al turismo».
Tra i maggiori sostenitori dell'introduzione del provvedimento c'è invece il gruppo di Pistoia concreta, che con il capogruppo Iacopo Vespignani definisce l'imposta «uno strumento utile a incamerare risorse da destinare alla promozione turistico-culturale della città, per garantire servizi minimi ai turisti come cartellonistica e bagni pubblici». Ma soprattutto per investire nella promozione turistica della città. Una promozione che, fino a ieri, anche in occasione del lancio di Pistoia Capitale è stata «inesistente», e cita la cifra dei 35.000 spesi dalla precedente amministrazione per promuovere la città nel 2017. Nello specifico, l'imposta di soggiorno giornaliera potrebbe variare da uno a due euro a persona (il costo cambia in base alla tipologia di hotel o altra struttura, e in base alle stelle e ai servizi forniti).
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