Sicurezza
Pistoia, perseguitava l’ex moglie: condannato
Il dipendente comunale fu arrestato dopo l’ennesima irruzione nell’abitazione in cui la donna vive col nuovo compagno
PISTOIA. «Stai attenta, perché prima o poi ti lascio stesa per terra... Ti lascio stesa quando voglio». Nonostante il processo per maltrattamenti in corso nei suoi confronti e l’ormai avvenuta separazione, ha continuato ripetutamente ad introdursi nell’abitazione della ex moglie, minacciando ed offendendo lei e il suo nuovo compagno. A volte facendosi aprire dai figli, altre utilizzando una copia delle chiavi che era riuscito a procurarsi, e in un’occasione sfondando la porta d’ingresso a calci. Per poi cercare di provocare uno scontro fisico, o buttare tutto all’aria, e, quando non c’era nessuno, spostare o portare via oggetti e suppellettili. Rendendo di fatto la vita impossibile alla nuova coppia.
Accusato di atti persecutori e di violazione di domicilio, il 56enne dipendente comunale (di un Comune della Valdinievole) è stato processato con il rito abbreviato davanti alla gup del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci, che l’ha condannato a un anno e mezzo di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Beneficio che, automaticamente, fa sì che venga revocata automaticamente la misura cautelare degli arresti domiciliari a cui l’imputato era sottoposto, da quando aveva violato quella meno restrittiva del divieto di avvicinamento che era scattata nei suoi confronti lo scorso maggio, dopo l’ennesima irruzione in casa della ex.
Il pm Giuseppe Grieco aveva chiesto la condanna a un anno e 8 mesi.
Teatro dei ripetuti reati (andati avanti dalla fine del 2016 all’inizio della scorsa estate), l’abitazione di Pistoia che, dopo la separazione, il giudice aveva assegnato alla ex moglie e ai figli. E dove la donna si è rifatta una vita con il suo nuovo compagno. Cosa di cui, evidentemente, l’imputato non era riuscito a farsi una ragione. E per questo, come descritto dalla ex moglie nelle sue ripetute denunce, aveva deciso di rendere impossibile quel nuovo rapporto. Soprattutto con le sue incursioni quasi quotidiane, anche notturne, in quella che lui considerava ancora la casa propria, nella sua mente ingiustamente sottrattagli dal giudice. La donna aveva raccontato di quella volta che era stata svegliata nel cuore della notte da dei rumori in casa e aveva trovato la porta della cucina aperta, la luce della lavanderia accesa, il cancello spalancato, scorgendo poi l’auto dell’ex che si allontanava. O quella in cui l’uomo aveva preso a calci la porta di casa addirittura davanti ai carabinieri, dicendo che quella era roba sua e che ne faceva quello che voleva.
Insomma, comportamenti che avevano costretto la nuova coppia a vivere in un costante stato di ansia e paura. Tanto da far decidere loro di installare in casa delle telecamere.
Adesso, la condanna in tribunale. (m.d.)
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