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Il piazzale della scuola intitolato al preside Celesti

Il piazzale della scuola intitolato al preside Celesti

SAN MARCELLO. Stamani alle 10, con una apposita cerimonia voluta dal Comune di San Marcello Piteglio e dalla stessa scuola, il piazzale antistante la media “Renato Fucini” di San Marcello Pistoiese...

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SAN MARCELLO. Stamani alle 10, con una apposita cerimonia voluta dal Comune di San Marcello Piteglio e dalla stessa scuola, il piazzale antistante la media “Renato Fucini” di San Marcello Pistoiese sarà intitolato al professor Antonio Celesti che per moltissimi anni è stato panche il preside. Una scelta molto apprezzata per una persona stimata che ha meritato il riconoscimento unanime della cittadinanza della Montagna Pistoiese.

Di carattere riservato, Antonio Celesti, che era nato a Messina nel 1921, era giunto a San Marcello nel 1951 per insegnare materie scientifiche nella scuola di avviamento. Presto fu incaricato anche della direzione della scuola, carica che mantenne fino al pensionamento. Aveva vinto anche i concorsi a preside per la scuola superiore, ma preferì non abbandonare la Montagna dove diceva di trovarsi bene in mezzo ad una popolazione molto rispettosa e dove nel 1962 sposò Rosita Narducci, figlia di un notissimo insegnante, e lei stessa professoressa nelle scuole superiori a Pistoia. A San Marcello “Il Preside”, così molti suoi allievi lo ricordano, ebbe dal matrimonio la figlia Maura che ha continuato la tradizione di famiglia dedicandosi all’insegnamento, di lingue straniere, al Liceo scientifico di San Marcello.

Antonio Celesti si era laureato in Chimica industriale all’università di Bologna. Nel 1940 fu richiamato per la Seconda guerra mondiale, e conseguito il grado di tenente fu inviato, attraverso la Jugoslavia e l’Albania, sul fronte Africa del nord. Dopo due anni di combattimenti fu fatto prigioniero dalle truppe inglesi e nordamericane. Fu inviato in un campo di concentramento nelle vicinanze di Casablanca. Vi rimase per tre anni, fino al termine della guerra. La prigionia fu molto dura, e il tenente meritò una “croce di guerra” al valor militare. Nel 1986 fu insignito dal Presidente della Repubblica dell’onoreficenza di Cavaliere. Era un uomo colto e nel periodo della pensione si dedicò interamente alla sua passione di pittore. Dipinse con bravurasoprattutto volti di personaggi. Espose le sue opere in alcune mostre organizzate dal comune. La moglie e la figlia sono rimaste molto colpite da questa manifestazione di affetto, “per questo caloroso abbraccio” che le istituzioni hanno voluto dimostrare. Abbraccio confermato dal sindaco Marmo “perché – ha detto – il Preside ha sempre avuto un ottimo rapporto con il territorio».

Sauro Romagnani



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