Il Tirreno

Pistoia

Reddito di inclusione, 90 famiglie in attesa

Valentina Vettori
Persone consultano le offerte di lavoro
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Persone consultano le offerte di lavoro

È già possibile presentare domanda al Comune per ottenere un sussidio e un aiuto per ritrovare autonomia: ecco come

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PISTOIA. Dal 1 gennaio 2018 arriva il Reddito di inclusione (ReI), la prima misura nazionale di contrasto alla povertà e alla esclusione sociale, promossa dal Governo. Non un semplice sussidio economico, ma un pacchetto di misure personalizzate, per persone singole o nuclei familiari, dove il contributo dei Comuni diventa centrale per costruire, insieme ai Centri per l'impiego, un percorso di inserimento socio-lavorativo “ad hoc”.

Già da dicembre, anche a Pistoia (e nel resto dei comuni della provincia), è possibile presentare domanda riempiendo l'apposito modulo reperibile all'Ufficio relazioni con il pubblico. Il contributo va da 180 a 485 euro al mese (sotto forma di card ricaricabile), per un massimo di 18 mesi. La vera novità, però, sta nel fatto che la concessione del sussidio è subordinata alla firma di un “patto di responsabilità” da parte della famiglia, che prevede l'accettazione delle condizioni di inserimento socio-lavorativo.

Misure attivabili. I servizi sociali del Comune di Pistoia, in collaborazione con i Centri per l'impiego, prevedono l'attivazione di corsi di formazione, di lingua, di informatica, supporto alla ricerca di lavoro, tirocini, inserimenti lavorativi in cooperative di tipo B, ma anche progetti sociali di integrazione sociale dei minori.

Persone coinvolte. In città il reddito di inclusione dovrebbe riguardare una novantina di famiglie. I numeri, seppur orientativi, li fornisce il servizio politiche sociali di Palazzo di Giano, proiettandovi i dati del Sia (Sostegno all'inclusione attiva), la misura precedente al ReI (con criteri di ammissibilità molto simili a quest'ultimo), già avviata in forma sperimentale e terminata il 31 ottobre.

Requisiti di accesso. Possono presentare domanda le famiglie con almeno un figlio minore, un figlio disabile, una donna in stato di gravidanza o una persona over 55 disoccupata, con un valore Isee non superiore a 6.000 euro, valore dell'Isre (l'indicatore reddituale dell'Isee diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3.000 euro, un patrimonio immobiliare, eccetto la casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro, un patrimonio mobiliare che non superi i 10.000 euro. Al momento della presentazione della domanda, il Comune controlla i requisiti di residenza e inoltra la richiesta all'Inps che verifica i requisiti di accesso per il riconoscimento del beneficio.

«È una misura nuova che dovremo provare sul campo, capendo in che modo i servizi sociali possano collaborare con i Centri per l’impiego» commenta la vicesindaco con delega alle politiche di inclusione sociale Annamaria Celesti, senza nascondere qualche perplessità circa la misura del Governo. Il timore è che il ReI si riveli semplice assistenzialismo. Sotto accusa, soprattutto, i requisiti di ammissibilità troppo stringenti e il fattore tempo. «Diciotto mesi, temo siano un periodo ridotto per garantire alle persone veri percorsi di inclusione socio-lavorativa che comporti loro la riconquista della dignità, come sancito dall’articolo 3 della Costituzione».

Rivendica, invece, la giustezza della misura l'onorevole Caterina Bini che in una nota dice «quella del Governo è una misura universalistica che, per la prima volta, mette in campo azioni reali di contrasto alle difficoltà delle famiglie, affiancando al contributo economico percorsi di inclusione lavorativa».
 

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