Gioco
ivano paci (ex presidente fondazione caripit)
«Fatti i compiti a casa, manca la proiezione verso il futuro»
PISTOIA. «I compiti a casa li abbiamo fatti, decorosamente». A 85 anni Ivano Paci ha smesso da tempo i panni del docente universitario, ma qualche espresso da professore ancora gli scappa. Come...
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PISTOIA. «I compiti a casa li abbiamo fatti, decorosamente». A 85 anni Ivano Paci ha smesso da tempo i panni del docente universitario, ma qualche espresso da professore ancora gli scappa. Come quando risponde alla domanda su come si andato, per Pistoia, questo anno da Capitale della Cultura.
«Se si guarda alla realizzazione degli eventi del dossier – riprende Paci – il programma lo abbiamo sostanzialmente rispettato. Pistoia ha fatto quello che aveva detto di voler fare».
Paci quel dossier lo conosce bene, perché come membro del Comitato promotore fino all’aprile 2016, ha contribuito a crearlo. Poi è arrivata la scadenza del mandato da presidente della Fondazione Caripit (che ricopriva dal 1992) e Pistoia Capitale Ivano Paci l’ha frequentata da semplice cittadino. E gli appuntamenti previsti, garantisce, sono stati quasi tutti rispettati.
Però? «C’era un’aspettativa di un’azione più decisa o più veloce su alcuni dossier, che poi la scadenza elettorale di metà anno ha contribuito a scombussolare» riflette Paci. «Parlo di interventi strutturali come il recupero del vecchio Ceppo o di San Jacopo in Castellare, un intervento già pronto a partire e interamente finanziato, ma che per ora non ha visto muoversi nulla. Insomma, sta mancando quella forte proiezione verso il futuro che queste opere avrebbero dovuto offrire».
Secondo l’ex presidente della Fondazione, le elezioni comunali a metà anno sono state una cesura forte. Sia perché avrebbero comunque rappresentato una interruzione nell’azione amministrativa, sia perché si è trattato di un ribaltone politico, dal centrosinistra alla destra. I progetti rimasti sulla carta, comunque, possono essere ripresi dalla nuova amministrazione... «Non so se li considerino un lascito da valorizzare o meno. È nel loro pieno diritto quello di fare altre scelte».
Non è mancata, comunque, solo la proiezione verso il futuro: Pistoia è risultata carente, secondo Paci, anche nella strutturazione del sistema dell’accoglienza. «Non voglio sembrare quello che dà giudizi, ma penso si possa dire che, avendo avuto un anno di tempo, si sarebbe potuto fare meglio, tutti gli attori coinvolti».
(f.cl.)
«Se si guarda alla realizzazione degli eventi del dossier – riprende Paci – il programma lo abbiamo sostanzialmente rispettato. Pistoia ha fatto quello che aveva detto di voler fare».
Paci quel dossier lo conosce bene, perché come membro del Comitato promotore fino all’aprile 2016, ha contribuito a crearlo. Poi è arrivata la scadenza del mandato da presidente della Fondazione Caripit (che ricopriva dal 1992) e Pistoia Capitale Ivano Paci l’ha frequentata da semplice cittadino. E gli appuntamenti previsti, garantisce, sono stati quasi tutti rispettati.
Però? «C’era un’aspettativa di un’azione più decisa o più veloce su alcuni dossier, che poi la scadenza elettorale di metà anno ha contribuito a scombussolare» riflette Paci. «Parlo di interventi strutturali come il recupero del vecchio Ceppo o di San Jacopo in Castellare, un intervento già pronto a partire e interamente finanziato, ma che per ora non ha visto muoversi nulla. Insomma, sta mancando quella forte proiezione verso il futuro che queste opere avrebbero dovuto offrire».
Secondo l’ex presidente della Fondazione, le elezioni comunali a metà anno sono state una cesura forte. Sia perché avrebbero comunque rappresentato una interruzione nell’azione amministrativa, sia perché si è trattato di un ribaltone politico, dal centrosinistra alla destra. I progetti rimasti sulla carta, comunque, possono essere ripresi dalla nuova amministrazione... «Non so se li considerino un lascito da valorizzare o meno. È nel loro pieno diritto quello di fare altre scelte».
Non è mancata, comunque, solo la proiezione verso il futuro: Pistoia è risultata carente, secondo Paci, anche nella strutturazione del sistema dell’accoglienza. «Non voglio sembrare quello che dà giudizi, ma penso si possa dire che, avendo avuto un anno di tempo, si sarebbe potuto fare meglio, tutti gli attori coinvolti».
(f.cl.)
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