Gioco
Fare affari con la cultura così Pistoia ha un futuro
di Adele Tasselli
Tutti d’accordo al convegno al Museo Marini, ma «bisogna puntare sulla qualità» L’esempio positivo del festival “Dialoghi sull’uomo”, che fa 28.000 presenze
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PISTOIA. “Oltre Pistoia Capitale: i beni culturali e il rilancio turistico e commerciale del territorio”. Una mattinata di discussione per porsi la domanda fatidica, a un mese dalla fine dell’anno di Pistoia capitale italiana della cultura: la cultura può essere un asso nella manica per l’economia della città? Una risposta positiva è venuta dal convegno organizzato al Museo Marini, dall’associazione Pistoia Concreta e dal Comune. Una risposta cui l’amministrazione comunale crede molto, come è stato ripetuto ieri mattina dal sindaco Alessandro Tomasi e dall’assessore al turismo Alessandro Sabella. A patto di lavorare insieme, come è stato fatto per Pistoia capitale.
Questo paradigma funziona quando l’evento è di qualità, come hanno fatto capire con i loro interventi Marina Mattei (Musei Capitolini), Luca Landucci (Wikipedia), Maurizio Vanni (Lucca Art Museum), Sergio Gaddi (Uno Mattina Estate), Daniele Negri, architetto e rotariano delegato per Pistoia, Tiziano Panconi (Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli di Pistoia) e Giulia Cogoli, direttrice del festival Dialoghi sull’uomo. Proprio i Dialoghi sono un caso emblematico di festival di successo. Co-ideati dalla Cogoli, nati e cresciuti grazie al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia e del Comune di Pistoia, i Dialoghi sono un unicum: «Non c’è niente di simile a livello europeo. Studi sui consumi culturali mi dissero che l’antropologia era la disciplina attorno alla quale ruotava il maggiore interesse - ha detto la Cogoli - La forma del festival si è rivelata congeniale a Pistoia, perché i festival sono adatti a città medio-piccole dove si ha maggior coinvolgimento».
I festival sono nati una ventina di anni fa per sopperire ad una voglia di cultura crescente. Sebbene tante manifestazioni si definiscano “festival”, essi hanno delle caratteristiche proprie: «Sono dedicati a tematiche precise, hanno una produzione contemporanea di offerta culturale e intercettano il bisogno di condivisione di chi vi partecipa».
Con il senno di poi si potrebbe dire: un successo annunciato per Pistoia. In realtà, niente è stato lasciato al caso e dai 9.000 partecipanti alla prima edizione siamo arrivati alle 28.000 presenze. Nell’ultima edizione in città non c’erano più posti letto liberi e molti si sono appoggiati ad altre della provincia. I Dialoghi hanno intercettato le scolaresche, che prima andavano altrove. A farlo funzionare l’atmosfera che si respira in quei giorni: «Un festival funziona perché, oltre a dare contenuti, chi ci va si trova bene» ha spiegato Cogoli. E tutta la città partecipa a questa manifestazione, in un’unione di forze che ha dato i suoi risultati. Tangibili. Intanto si lavora alla prossima edizione, in programma dal 25 al 27 maggio 2018.
Questo paradigma funziona quando l’evento è di qualità, come hanno fatto capire con i loro interventi Marina Mattei (Musei Capitolini), Luca Landucci (Wikipedia), Maurizio Vanni (Lucca Art Museum), Sergio Gaddi (Uno Mattina Estate), Daniele Negri, architetto e rotariano delegato per Pistoia, Tiziano Panconi (Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli di Pistoia) e Giulia Cogoli, direttrice del festival Dialoghi sull’uomo. Proprio i Dialoghi sono un caso emblematico di festival di successo. Co-ideati dalla Cogoli, nati e cresciuti grazie al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia e del Comune di Pistoia, i Dialoghi sono un unicum: «Non c’è niente di simile a livello europeo. Studi sui consumi culturali mi dissero che l’antropologia era la disciplina attorno alla quale ruotava il maggiore interesse - ha detto la Cogoli - La forma del festival si è rivelata congeniale a Pistoia, perché i festival sono adatti a città medio-piccole dove si ha maggior coinvolgimento».
I festival sono nati una ventina di anni fa per sopperire ad una voglia di cultura crescente. Sebbene tante manifestazioni si definiscano “festival”, essi hanno delle caratteristiche proprie: «Sono dedicati a tematiche precise, hanno una produzione contemporanea di offerta culturale e intercettano il bisogno di condivisione di chi vi partecipa».
Con il senno di poi si potrebbe dire: un successo annunciato per Pistoia. In realtà, niente è stato lasciato al caso e dai 9.000 partecipanti alla prima edizione siamo arrivati alle 28.000 presenze. Nell’ultima edizione in città non c’erano più posti letto liberi e molti si sono appoggiati ad altre della provincia. I Dialoghi hanno intercettato le scolaresche, che prima andavano altrove. A farlo funzionare l’atmosfera che si respira in quei giorni: «Un festival funziona perché, oltre a dare contenuti, chi ci va si trova bene» ha spiegato Cogoli. E tutta la città partecipa a questa manifestazione, in un’unione di forze che ha dato i suoi risultati. Tangibili. Intanto si lavora alla prossima edizione, in programma dal 25 al 27 maggio 2018.
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