Sicurezza
Stazione gremita per il treno di Renzi
di Valentina Vettori
Presente tutto il gruppo dirigente Pd, meno gli orlandiani. Città al centrodestra, il leader sdrammatizza: è successo 4 mesi fa
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PISTOIA. Si sono dati appuntamento alle 16,45 davanti alla stazione, tramite un tam tam di messaggi su whatsapp che girava da mercoledì sera, e che annunciava la visita del segretario nazionale del Pd Matteo Renzi. Decine e decine le persone presenti. Mezz’ora di attesa sulla banchina del primo binario - tra bandiere, spintoni, foto per testimoniare in diretta sui social network la propria presenza - e poi l’annuncio dall’altoparlante. Treno in arrivo sul binario uno. Il Frecciabianca “Destinazione Italia” con a bordo Matteo Renzi, accompagnato dal ministro dello sport Luca Lotti, il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato e il segretario regionale Dario Parrini, con una coda di giornalisti in viaggio sul convoglio con l’ex premier.
Sceso dal treno, Renzi non risparmia saluti e battute a militanti e simpatizzanti del Pd. Selfie, baci e abbracci, strette di mano a tutti. In prima fila, ad accoglierlo, tutta la dirigenza locale del partito. Dai segretari del Pd provinciale Riccardo Trallori e del comunale Maurizio Bozzaotre, ai deputati Caterina Bini ed Edoardo Fanucci, l’assessora regionale Federica Fratoni e i consiglieri regionali Massimo Baldi e Marco Niccolai, il presidente della Provincia Rinaldo Vanni. Presenti anche quasi tutti i consiglieri comunali di Pistoia, e diversi rappresentanti istituzionali del territorio, come sindaco e vicesindaco di Agliana Giacomo Mangoni e Luisa Tonioni. Tra le file della minoranza Pd (quella che viene etichettata come l’ala orlandiana) solo l’ex vicesindaco di Serravalle Simona Querci. Nessuna traccia, invece, della precedente segreteria comunale del Pd pistoiese, e dei fedelissimi dell’ex sindaco Samuele Bertinelli. Una batosta, quella della perdita del Comune dopo 70 anni a vantaggio del centrodestra, su cui, Renzi, incalzato poco dopo dai giornalisti, preferisce sviare con una battuta: «quello? È successo quattro mesi fa». Pochi i passi fino all’autobus, messo a disposizione dal partito, che porta Matteo Renzi e tutto il suo entourage allo stabilimento Hitachi. Fuori dalla stazione, però, anche un gruppo di cittadini e risparmiatori traditi da Banca Etruria. Contro Renzi e la Boschi (che però non c’era) fischi e slogan: «A casa, ladri».
Contestazioni anche a Hitachi – bloccate però sul nascere prima dell’arrivo del segretario Pd – dove il gruppo di Azione studentesca aveva attaccato un manifesto (prontamente rimosso) contro la riforma “Buona scuola”.
E propria la fabbrica di via Ciliegiole è stata l’unica meta della tappa pistoiese di Renzi. Circa un’ora il passaggio in Hitachi. Prima una visita, accompagnato dall’amministratore delegato di Hitachi Rail Italy Maurizio Manfellotto alla produzione del Caravaggio, noto anche come treno regionale “Rock” acquisito da Trenitalia. Poi l’arrivo nella grande sala mensa dello stabilimento dove, ad attenderlo, oltre ai giornalisti, c’erano una trentina di tute grigie Hitachi, simpatizzanti e iscritti Pd. Con loro un breve colloquio informale e poi una battuta con la stampa locale, prima di ripartire in bus verso la stazione. Tappa successiva Prato e, infine Firenze e la Leopolda.
«C'è stata una grande partecipazione» commentano all'unanimità Trallori e Bozzaotre. «La scelta di tornare con il treno in mezzo alla gente - aggiunge Bini - è quello che ci vuole per recuperare il grande rapporto che Renzi aveva stretto in passato con le persone».
Altri servizi alle pagine 2 e 3
Sceso dal treno, Renzi non risparmia saluti e battute a militanti e simpatizzanti del Pd. Selfie, baci e abbracci, strette di mano a tutti. In prima fila, ad accoglierlo, tutta la dirigenza locale del partito. Dai segretari del Pd provinciale Riccardo Trallori e del comunale Maurizio Bozzaotre, ai deputati Caterina Bini ed Edoardo Fanucci, l’assessora regionale Federica Fratoni e i consiglieri regionali Massimo Baldi e Marco Niccolai, il presidente della Provincia Rinaldo Vanni. Presenti anche quasi tutti i consiglieri comunali di Pistoia, e diversi rappresentanti istituzionali del territorio, come sindaco e vicesindaco di Agliana Giacomo Mangoni e Luisa Tonioni. Tra le file della minoranza Pd (quella che viene etichettata come l’ala orlandiana) solo l’ex vicesindaco di Serravalle Simona Querci. Nessuna traccia, invece, della precedente segreteria comunale del Pd pistoiese, e dei fedelissimi dell’ex sindaco Samuele Bertinelli. Una batosta, quella della perdita del Comune dopo 70 anni a vantaggio del centrodestra, su cui, Renzi, incalzato poco dopo dai giornalisti, preferisce sviare con una battuta: «quello? È successo quattro mesi fa». Pochi i passi fino all’autobus, messo a disposizione dal partito, che porta Matteo Renzi e tutto il suo entourage allo stabilimento Hitachi. Fuori dalla stazione, però, anche un gruppo di cittadini e risparmiatori traditi da Banca Etruria. Contro Renzi e la Boschi (che però non c’era) fischi e slogan: «A casa, ladri».
Contestazioni anche a Hitachi – bloccate però sul nascere prima dell’arrivo del segretario Pd – dove il gruppo di Azione studentesca aveva attaccato un manifesto (prontamente rimosso) contro la riforma “Buona scuola”.
E propria la fabbrica di via Ciliegiole è stata l’unica meta della tappa pistoiese di Renzi. Circa un’ora il passaggio in Hitachi. Prima una visita, accompagnato dall’amministratore delegato di Hitachi Rail Italy Maurizio Manfellotto alla produzione del Caravaggio, noto anche come treno regionale “Rock” acquisito da Trenitalia. Poi l’arrivo nella grande sala mensa dello stabilimento dove, ad attenderlo, oltre ai giornalisti, c’erano una trentina di tute grigie Hitachi, simpatizzanti e iscritti Pd. Con loro un breve colloquio informale e poi una battuta con la stampa locale, prima di ripartire in bus verso la stazione. Tappa successiva Prato e, infine Firenze e la Leopolda.
«C'è stata una grande partecipazione» commentano all'unanimità Trallori e Bozzaotre. «La scelta di tornare con il treno in mezzo alla gente - aggiunge Bini - è quello che ci vuole per recuperare il grande rapporto che Renzi aveva stretto in passato con le persone».
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