Il Tirreno

Pistoia

Rotabili storici, il museo c’è ma è chiuso

di Valentina Vettori
Rotabili storici, il museo c’è ma è chiuso

Manca una recinzione: l’area dove sono custoditi locomotive a vapore e vecchi vagoni non è ancora accessibile

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PISTOIA. Ai più curiosi che percorrono via Pertini a piedi, sarà sicuramente capitato di allungare lo sguardo, oltre la cancellata, per ammirare il fascino delle vecchie locomotive e vetture che popolano il Deposito dei rotabili storici, il museo a cielo aperto, a due passi dalla stazione, che dopo un importante intervento di recupero architettonico e funzionale a opera della Fondazione Ferrovie Italiane (5 milioni l’investimento totale), è stato inaugurato lo scorso 20 ottobre.

Una cerimonia in grande stile (solo su invito), a cui però non è seguita alcuna apertura al pubblico. E nonostante si sia trattato di uno degli eventi tra i più attesi di Pistoia Capitale italiana della cultura, a oltre un mese dall’inaugurazione, non si hanno notizie su una sua possibile riapertura.

Un vero peccato, perché sono molti i pistoiesi rimasti delusi dall’impossibilità di visitare il luogo, almeno per un giorno, così ricco di fascino e storia. E, c’è da scommetterci, non solo i pistoiesi. Perché l’apertura del deposito catalizzerebbe sulla città l’attenzione di migliaia di appassionati del mondo ferroviario, promuovendo anche una nuova forma di turismo.

«È indubbio – dice Andrea Ottanelli, esperto di storia locale, in particolare per i temi dell’archeologia industriale e dei trasporti – che l’apertura del Deposito arricchirebbe in maniera importante l’offerta turistica di Pistoia. Si tratta di un luogo unico nel panorama italiano, con enormi potenzialità legate proprio alle sue peculiarità».

Il Deposito, infatti, oltre a ospitare decine di storiche vetture, una piattaforma girevole (infrastruttura utilizzata per ruotare i treni) e un grande centro congressi, rimane un punto di riferimento per il restauro delle locomotive. Si tratta, dunque, di un luogo vivo, dinamico, che nulla a che vedere con l’idea del classico museo, e che sorge a qualche centinaia di metri da Hitachi Rail Italy.

Lo stabilimento ferroviario che porta sulle spalle la straordinaria eredità del passato legata alle Officine San Giorgio prima, Breda e AnsaldoBreda poi. «La città – prosegue Ottanelli - ha già fatto suo il luogo, riappropriandosi anche dell’area circostante ex-Breda» che, attraverso un importante progetto di archeologia industriale, ha dato vita alla biblioteca San Giorgio e alla Cattedrale di via Pertini.

«Moretti e Cantamessa (rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Fs – ndr) hanno dimostrato fin dal 2013 di voler investire nel Deposito, portandone a termine il restauro. Sono quindi certo – conclude lo storico – che da parte della Fondazione ci sia tutta la volontà di rendere l’area nuovamente fruibile».

Ma dietro all’impossibilità di un’apertura immediata c’è la questione sicurezza. Dall'area Deposito, non ancora recintata è infatti possibile accedere direttamente ai vicini binari. Dunque – come ricordato anche dal sindaco Alessandro Tomasi nella seduta del consiglio comunale successiva all'inaugurazione dell'area - «la vera sfida ora è trovare un accordo tra Comune e Fondazione per poter riaprire il museo alla città».

Oltre a completare i lavori per la messa in sicurezza dell'area dei rotabili storici (intervento che, sottolinea il Comune, è a carico della Fondazione Fs) bisognerà trovare anche una modalità con cui gestire l'intera area.

Magari, cominciando proprio, come avanzato dallo stesso sindaco, con «una inaugurazione bis, per permettere a tutta la cittadinanza di partecipare».

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