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Pistoia

Ecosostenibile e accogliente il progetto “Ortinsieme”

Ecosostenibile e accogliente il progetto “Ortinsieme”

Un gruppo di migranti sta coltivando pomodori e cetrioli con metodi “dolci” L’iniziativa nata a Sammommè grazie a Legambiente e Fondazione Caripit 

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PISTOIA. Il progetto si chiama “Ortoinsieme” ed ha due caratteristiche che sono anche gli obiettivi che Legambiente Pistoia, che lo ha promosso, si prefigge: integrare nella società pistoiese i migranti ospiti di Sammommè – frazione collinare di Pistoia che conta 100 residenti e 60 profughi ospiti di una struttura – e al contempo favorire tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente. Si tratta di un’iniziativa finanziata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.

I risultati della prima fase sperimentale sono stati illustrati da Legambiente ieri mattina a Pistoia, alla presenza di alcuni migranti impegnati nel progetto, dell’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni, del presidente della Fondazione Caripit Luca Iozzelli e del presidente del consiglio comunale pistoiese Emanuele Gelli.

«L’orto – spiega il presidente di Legambiente Pistoia, Antonio Sessa – ha bisogno di pochissima acqua, perché il terreno viene coperto con la paglia e una volta annaffiato rimane umido a lungo e le colture possono usufruire di questa umidità nel tempo. Un processo di coltivazione che abbiamo sperimentato durante l’estate appena trascorsa, che stata particolarmente siccitosa, e ha funzionato. Poi c’è l’aspetto importante dell’integrazione, perché a questo progetto, seguiti da alcuni nostri volontari, lavorano i profughi ospiti di Sammommè».

Il terreno sul quale è stato realizzato l’orto era incolto e degradato e per adesso ne stata recuperata soltanto una parte, ma l’obiettivo è di ingrandirsi.

«Nel nostro orto – riprende Sessa – si producono ortaggi di ogni genere, dai pomodori ai cetrioli, e nel prossimo futuro, se troveremo altri finanziamenti, potremmo dar vita ad una cooperativa di profughi che potrebbero vendere i prodotti da essi stessi coltivati, oltre ad utilizzarli per fini propri».

«Un progetto – ha sottolineato l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni – che tiene in se tanti elementi di valore: intanto si rivolge ai ragazzi, che hanno la possibilità di apprezzare anche ideali sui quali dobbiamo improntare sempre di più il nostro vivere quotidiano. E poi l’accoglienza, l’integrazione di persone che probabilmente sono fuggite dalle loro terre proprio in funzione di quelli che sono gli effetti dei cambiamenti climatici, per i quali questo progetto si propone di mettere in campo soluzioni più ecocompatibili, che consentano un rispetto dell’ambiente nel tempo e attività vera e concreta di contrasto ai cambiamenti climatici stessi».

«Sarà uno dei temi del futuro – ha aggiunto il presidente della Fondazione Caripit, Luca Iozzelli – quello di riuscire a conciliare nei nostri paesi così sviluppati l’arrivo di migranti, provenienti prevalentemente dall’Africa, che cercano di vivere qui dignitosamente, in maniera migliore rispetto a quella a cui erano costretti nei paesi da dove sono scappati. E noi non possiamo che avere atteggiamenti di accoglienza nei loro confronti e tentare di instaurare meccanismi di dialogo. Attraverso questo progetto si è fatto anche questo».



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