Il Tirreno

Pistoia

«La legge è questa, dobbiamo accettarla»

«La legge è questa, dobbiamo accettarla»

La rassegnazione e il dolore della vedova alla lettura della sentenza. Ma anche il grazie alla procura

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PISTOIA. «Se la legge è questa, c’è poco da fare. Ci dobbiamo arrendere. Almeno un pochino dentro ci poteva andare. Mi piacerebbe che anche lui provasse cosa vuol dire svegliarsi la mattina senza vedere il sole, la luce, la vita. Essere solo. Il dolore non ha fine. È andata così».

Non è rabbia quella che, dopo la lettura della sentenza, si legge negli occhi di Mirella Meacci, vedova di Giuseppe Palumbo. È rassegnazione, e dolore. Parte civile nel processo assieme alla figlia Desi (rappresentate dall’avvocata Enrica Gardìn), prende atto di una sentenza che sapeva non avrebbe potuto essere più punitiva di così. Anzi.

«Io non mi aspettavo nemmeno questo – spiega – e ringrazio il pubblico ministero e il giudice per questa condanna. Il pm è stato veramente bravo, le indagini veramente certosine. La mia avvocata mi aveva preparata, “non ti aspettare niente” mi ripeteva, “tutto quello che verrà...”. E ora qualcosa è venuto. È finita. Si accetta».

Adesso Mirella aspetta solo che la vicenda si chiuda al più presto. Ma è praticamente certo il ricorso in Corte d’appello da parte dell’imputato. Anche perché quando la sentenza passerà in giudicato gli potrebbe essere revocata la sospensione condizionale della pena ottenuta per precedenti condanne: armi, falsità materiale, ricettazione, spendita di monete falsificate. E finire in carcere.

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