La manifestazione
Due anni e otto mesi al pirata della strada
Francesco Ferraro, in arte Dj Drago, travolse e abbandonò morente in un fosso di via Pratese un cuoco di 57 anni
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PISTOIA. Dopo essersi costituito ai carabinieri, aveva sostenuto per giorni quella sua versione fin da subito ritenuta assai poco credibile. Cambiando via via qualche particolare qua e là, aveva raccontato di essere sceso dall’auto e, non avendo visto nulla sull’asfalto, di essersi rimesso al volante della sua Smart semidistrutta per tornarsene a casa. Credendo di aver urtato un immigrato di colore che però poi aveva visto allontanarsi incolume correndo lungo il margine della carreggiata. Poi, il pirata della strada aveva deciso di dire la verità, o meglio di raccontare agli inquirenti una versione ben più plausibile, ma non per questo meno sconcertante.
Francesco Ferraro, 35 anni, aveva ammesso che quella sera – era il 31 gennaio 2016 – sulla via Vecchia Pratese, ad Agliana, si era reso subito conto di aver travolto un uomo, di essere uscito dall’auto, di averlo sì scorto laggiù in quel fosso ma, credendo che fosse già morto, di essersene andato. Senza avvertire nessuno. Come emerso dall’autopsia, eventuali soccorsi, anche se tempestivi, non avrebbero potuto salvare la vita a Giuseppe Palumbo. Tuttavia, quando il suo investitore aveva deciso di abbandonarlo come un animale in fondo alla scarpata, al di là del guardrail, il cinquasettenne cuoco di Montale era ancora vivo.
Ieri mattina, processato per rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Pistoia Maria Elena Mele, il muratore calabrese, originario di Cirò Marina, disoccupato e dj per passione sulla sua emittente-web fai da te (Drago Radiomanicomio), è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per i reati di omicidio colposo e omissione di soccorso. Con la sospensione della patente di guida per due anni.
Pena risultato sia dello sconto di un terzo previsto per chi chiede il processo per rito abbreviato sia dell’applicazione, ma anche dell’applicazione della vecchia disciplina in materia: l’introduzione del reato di omicidio stradale è entrata infatti in vigore appena un paio di mesi dopo quel tragico incidente e, come ogni legge in Italia, non può avere efficacia retroattiva. In questo caso, quindi, la pena base da cui partire per determinare la pena finale era quella di 5 anni.
Come detto, Ferraro, in arte Dj Drago, inzialmente aveva raccontato di non essersi reso conto di aver investito qualcuno. Alcuni giorni dopo, aveva corretto il tiro: credeva di aver investito un uomo di colore che aveva scorto poco prima correre lungo la strada; non vedendolo più, aveva pensato che si fosse rialzato e si fosse dileguato. Fin da subito, entrambe le versioni erano state giudicate inverosimili dagli investigatori dei carabinieri, soprattuto quando avevano trovato la Smart che Ferraro guidava al momento dell’incidente nascosta in fondo al garage della sua abitazione, celata alla vista da un grosso scooter e da un compressore. E con i segni del tragico incidente: oltre al parabrezza, era infranto anche il tettuccio, così come mancavano, sulla parte anteriore destra, le parti di carrozzeria ritrovate sul luogo dell’impatto.
Massimo Donati
Francesco Ferraro, 35 anni, aveva ammesso che quella sera – era il 31 gennaio 2016 – sulla via Vecchia Pratese, ad Agliana, si era reso subito conto di aver travolto un uomo, di essere uscito dall’auto, di averlo sì scorto laggiù in quel fosso ma, credendo che fosse già morto, di essersene andato. Senza avvertire nessuno. Come emerso dall’autopsia, eventuali soccorsi, anche se tempestivi, non avrebbero potuto salvare la vita a Giuseppe Palumbo. Tuttavia, quando il suo investitore aveva deciso di abbandonarlo come un animale in fondo alla scarpata, al di là del guardrail, il cinquasettenne cuoco di Montale era ancora vivo.
Ieri mattina, processato per rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Pistoia Maria Elena Mele, il muratore calabrese, originario di Cirò Marina, disoccupato e dj per passione sulla sua emittente-web fai da te (Drago Radiomanicomio), è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per i reati di omicidio colposo e omissione di soccorso. Con la sospensione della patente di guida per due anni.
Pena risultato sia dello sconto di un terzo previsto per chi chiede il processo per rito abbreviato sia dell’applicazione, ma anche dell’applicazione della vecchia disciplina in materia: l’introduzione del reato di omicidio stradale è entrata infatti in vigore appena un paio di mesi dopo quel tragico incidente e, come ogni legge in Italia, non può avere efficacia retroattiva. In questo caso, quindi, la pena base da cui partire per determinare la pena finale era quella di 5 anni.
Come detto, Ferraro, in arte Dj Drago, inzialmente aveva raccontato di non essersi reso conto di aver investito qualcuno. Alcuni giorni dopo, aveva corretto il tiro: credeva di aver investito un uomo di colore che aveva scorto poco prima correre lungo la strada; non vedendolo più, aveva pensato che si fosse rialzato e si fosse dileguato. Fin da subito, entrambe le versioni erano state giudicate inverosimili dagli investigatori dei carabinieri, soprattuto quando avevano trovato la Smart che Ferraro guidava al momento dell’incidente nascosta in fondo al garage della sua abitazione, celata alla vista da un grosso scooter e da un compressore. E con i segni del tragico incidente: oltre al parabrezza, era infranto anche il tettuccio, così come mancavano, sulla parte anteriore destra, le parti di carrozzeria ritrovate sul luogo dell’impatto.
Massimo Donati
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