Gioco
Via Erbosa, maxi-sconto per gli espropri
La Corte d’appello di Firenze ha ridotto da 12 a 2 milioni di euro la cifra che il Comune di Pistoia dovrà pagare
PISTOIA. Due milioni di euro. Questa è la cifra che il Comune di Pistoia, giunto quasi alla fine di una battaglia legale più che ventennale, dovrà pagare ai tre ex proprietari espropriati nel 1994 dei 15.000 metri quadri sui quali sarebbe dovuto sorgere il piano di insediamenti produttivi (Pip, in breve) di via Erbosa.
Una cifra consistente, quella che l’assessore al bilancio Margherita Semplici ha inserito nell’assestamento di bilancio come “debito fuori bilancio”; ma cinque volte più piccola del mega-risarcimento che nel 2009 la Corte di appello di Firenze aveva deciso di far pagare all’amministrazione comunale pistoiese.
A dire l’ultima parola sull’entità del risarcimento che l’amministrazione dovrà versare ai proprietari espropriati è stata, nel marzo scorso, la Corte d’appello di Firenze, che ha ricalcolato le indennità 2009 dopo che, nel 2012, era stata la Corte di cassazione a congelare tutto, scoprendo “evidenti errori logico-aritmetici” nella precedente decisione dei giudici fiorentini.
Il nuovo ammontare è stato trasmesso agli uffici del Comune, che hanno provveduto a preparare gli atti per un “debito fuori bilancio”, come si dice in questi casi.
Inizialmente la somma realmente pagata sarà addirittura minore, perché dei tre proprietari in lite con Palazzo di Giano, solo uno ha accettato l’ultima sentenza, mentre gli altri due hanno fatto notificare a giugno dai loro avvocati al Comune la decisione di appellarsi alla Cassazione. Intanto, però, il Comune è tenuto a mettere da parte le risorse necessarie a pagare, in attesa dell’ultima sentenza, che verosimilmente arriverà nel 2018.
Due milioni da pagare contro dodici. Non c’è dubbio che dal punto di vista strettamente legale l’annosissima vicenda si stia per concludere con un successo per il Comune. Ma lascia l’amaro in bocca constatare che alla fine in questi 23 anni il lavoro c’è stato solo per gli avvocati e che presto Palazzo di Giano si ritroverà proprietario indiscusso di una grande area alla periferia della città completamente vuota, con un futuro tutto da immaginare.
Tutto iniziò nel 1994, quando l’amministrazione comunale di allora (sindaco Lido Scarpetti) dette il via libera ad Esselunga per la realizzazione di un supermercato nella zona sud della città.
In compenso Esselunga avrebbe realizzato a sue spese un’area di insediamenti per piccole aziende, un Pip appunto, in via Erbosa. Così i proprietari dei terreni interessati furono espropriati, prospettando loro un risarcimento di 456.000 euro. Soldi che furono rifiutati, preferendo un’azione legale contro il Comune per vedersi riconoscere il valore di mercato dei loro terreni.
Un meccanismo all’epoca quasi abituale, non solo a Pistoia, a causa dell’incertezza sui valori dei terreni dovuta ad una serie di sentenze della Corte costituzionale. Negli anni successivi, Esselunga non realizzò in via Erbosa né il supermercato né il Pip, ma la battaglia legale di tre dei proprietari (Pierangelo Frosini, Maura Franceschelli e la società Baroncelli snc) proseguì. E nel 2009 portò alla sentenza che sarebbe costata 12 milioni di euro al Comune. Tre anni dopo la Cassazione impose di ricalcolare tutto.
Fabio Calamati
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