Il Tirreno

Pistoia

Intesa Sanpaolo si prende tutta la Caripil

Intesa Sanpaolo si prende tutta la Caripil

La Fondazione Cassa di risparmio ha ceduto il residuo 16,5% della banca di via Roma, in cambio di oltre 85 milioni di euro

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PISTOIA. Annunciato ufficialmente quasi un anno fa, poi sparito dai radar, ieri si è improvvisamente materializzato il divorzio definitivo tra la Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia e la Fondazione Caripit. Quest’ultima ha infatti ceduto al gruppo Intesa Sanpaolo il residuo pacchetto di azioni Caripil in suo possesso, il 16,5% del capitale sociale.

Due le conseguenze immediate: primo, l’istituto di credito di via Roma ora è completamente svincolato da proprietari pistoiesi e definitivamente parte della galassia Intesa Sanpaolo, la banca più grande del paese; secondo, la Fondazione incassa per l’operazione 85 milioni e 192.695 euro, sfruttando il prezzo di 1,89 euro ad azione stabilito negli accordi del 2011 e considerato molto remunerativo.

Insomma, anche se annunciato da tempo, è un passaggio storico per la città quello che si è consolidato ieri nel corso della lunga riunione tra i rappresentanti di Intesa Sanpaolo e quelli della Fondazione Cassa di risparmio. Pistoia perde definitivamente ogni residuo controllo, anche puramente formale, sulla “sua” banca e riceve in cambio una robustissima iniezione di risorse liquide che va ad ampliare ulteriormente un patrimonio già solidissimo, di circa 380 milioni.

Intesa Sanpaolo diviene invece titolare di oltre il 99,5% delle azioni del capitale sociale dell'istituto di credito di via Roma, coronando un lungo cammino che nel dicembre 2011 segnò una tappa fondamentale. Con quell’accordo, oltre a segnare il passaggio della quota di maggioranza delle azioni Caripit dalle mani pistoiesi a quelle del gruppo lombardo-piemontese, fu disegnata anche la futura “mission” della banca di via Roma, decidendone l’espansione verso il Tirreno attraverso le province di Lucca e Massa. Non solo: i contraenti decisero che il completamento della cessione della banca pistoiese sarebbe avvenuto nel 2022 ma che Intesa Sanpaolo avrebbe potuto esercitare in qualunque momento il diritto di acquisto della quota residua rimasta in mano ai pistoiesi. Cosa che ha puntualmente fatto.

"La cessione - si legge in un comunicato congiunto diffuso ieri - coniuga un interesse reciproco: per Intesa Sanpaolo, di continuare a dare attuazione al Piano d’Impresa 2014-2017; per la Fondazione, di consolidare nell’ambito dei propri fini e attività istituzionali la collaborazione con il gruppo bancario, a vantaggio dei soggetti economici, istituzionali e socio-culturali che operano sul territorio".

La domanda per i pistoiesi adesso è: cosa cambierà? Il comunicato di ieri ha parole rassicuranti. “Verranno mantenute in piena continuità – si legge – le relazioni bancarie con imprese, professionisti e famiglie, così da supportare le esigenze finanziarie dell’economia locale e offrire servizi bancari qualitativamente e quantitativamente eccellenti”. Del resto la Caripil è ormai già da tempo pienamente integrata nel gruppo Intesa Sanpaolo dal punto di vista della operatività bancaria, per cui allo sportello davvero non ci si dovrebbe accorgere di nulla.

Visto anche il modificato assetto proprietario, qualcosa invece cambierà sicuramente nella “governance” della banca, che quegli stessi accordi del 2011 avevano ridisegnato conservando a Pistoia – pur azionista di minoranza – il diritto, tra l’altro, di designare il presidente dell’istituto. Probabile che l’avvocato Alessio Colomeiciuc sia l’ultimo presidente pistoiese che si siederà negli uffici di via Roma. Il consiglio di amministrazione da lui guidato rimarrà in carica sino all’approvazione del bilancio 2017, quindi verosimilmente sino ai primi mesi del 2018.

Resta infine quello 0,5% di capitale della Caripil: sono azioni in mano a un gruppo di investitori pistoiesi. La transazione non prevede un’offerta pubblica di acquisto da parte di Intesa Sanpaolo, ma appare verosimile che vi sia la disponibilità del gruppo ad acquistare anche queste residue azioni.

Fabio Calamati



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