Sicurezza
l’intervento
CONVEGNO FAZIOSO VERSO ISRAELE
di CELESTE VICHI *
Caro direttore, il prossimo 28 ottobre, a Pistoia, si svolgerà un convegno dal titolo “Il colonialismo italiano in Libia e quello israeliano in Palestina. Analogie e differenze”. Fermo restando il...
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Caro direttore,
il prossimo 28 ottobre, a Pistoia, si svolgerà un convegno dal titolo “Il colonialismo italiano in Libia e quello israeliano in Palestina. Analogie e differenze”.
Fermo restando il rispetto della libertà di pensiero e di manifestazione per tutti, giudico anche a nome dell’Associazione che rappresento – questa iniziativa violentemente faziosa nei confronti di Israele.
Senza addentrarci troppo in cenni storici, è bene ricordare che la “questione palestinese” è frutto di chiari atti di aggressione verso Israele da parte di molti paesi arabi coalizzati, come quelli che portarono alla prima guerra arabo-israeliana nel’48, la Guerra dei sei giorni nel’67, la Guerra del Kippur del’73 e delle reiterate ed inequivocabili dichiarazioni di non riconoscimento dello Stato di Israele e della volontà di distruggerlo pronunciate anche dai dirigenti palestinesi.
Senza contare che nel 1979 Israele lasciò all’Egitto l’intera penisola del Sinai, cioè l’80% dei territori conquistati nel 1967 in cambio del primo trattato di pace con un Paese arabo e che, dopo decenni di gravi stragi terroristiche, quando l’OLP si decise a riconoscere l’esistenza dello Stato d’Israele, con gli accordi di Oslo del 1993, Israele lasciò all’Autorità palestinese l’amministrazione delle maggiori città della Cisgiordania; ma non basta, quando, nel 2000, il presidente americano Bill Clinton presentò alle due parti un definitivo piano di pace che accoglieva sostanzialmente le richieste palestinesi, Israele accettò e Arafat rifiutò.
O senza considerare che Israele si ritirò da Gaza unilateralmente nel 2005 e che su quel territorio governa, con metodi brutali e all’insegna dell’applicazione del più retrivo islamismo, Hamas, nel cui Statuto c’è scritto che: “Israele esisterà e continuerà ad esistere finché l’Islam non lo cancellerà, proprio come ha cancellato altri prima di esso”, e che infatti “si diverte” a lanciare razzi in territorio israeliano, come quelli che provocarono il conflitto del 2014. Questo a proposito del “colonialismo” israeliano, addirittura accostato a quello fascista, secondo un’evidente volontà di manipolazione storica e propaganda ideologica diseducativa di applicazione agli ebrei di definizioni e caratteristiche proprie dei loro persecutori (basti pensare alle leggi razziali del 1938), ciò a riconferma della malafede nella connotazione dell’evento.
A tutto questo, si aggiungono altre due inquietanti considerazioni, oggetto di un’interrogazione parlamentare che l’onorevole Daniele Capezzone, su nostra sollecitazione, ha presentato al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. La prima ha a che fare col patrocinio concesso all’evento da un’amministrazione pubblica quale “Pistoia Capitale italiana della cultura 2017”. È questa la cultura che si vuole trasmettere? È questo il biglietto da visita dell’eccellenza intellettuale italiana? È così che sono stati spesi soldi pubblici? La seconda scaturisce dalla partecipazione del Centro studi per la scuola pubblica; addirittura il convegno consente il rilascio di crediti formativi professionali per gli insegnanti che parteciperanno all’incontro, ai quali si riconosce il “diritto” a farsi sostituire in caso di presenza all’evento. Quali “valori” potranno trasmettere gli insegnanti presenti ai loro alunni? Quale stimolo alla conoscenza e alla comprensione veicoleranno, una volta tornati in classe? Concludo a proposito dell’evento di Pistoia che servirebbe un presidio contro la disinformazione e la manipolazione dei giovani, magari in questo caso con la presenza di qualche ebreo libico che racconti come fu cacciato in quanto ebreo dalla Libia nel 1968. Il veleno antisraeliano circola ormai spudoratamente.
* (avvocato, presidente associazione Italia-Israele di Livorno)
il prossimo 28 ottobre, a Pistoia, si svolgerà un convegno dal titolo “Il colonialismo italiano in Libia e quello israeliano in Palestina. Analogie e differenze”.
Fermo restando il rispetto della libertà di pensiero e di manifestazione per tutti, giudico anche a nome dell’Associazione che rappresento – questa iniziativa violentemente faziosa nei confronti di Israele.
Senza addentrarci troppo in cenni storici, è bene ricordare che la “questione palestinese” è frutto di chiari atti di aggressione verso Israele da parte di molti paesi arabi coalizzati, come quelli che portarono alla prima guerra arabo-israeliana nel’48, la Guerra dei sei giorni nel’67, la Guerra del Kippur del’73 e delle reiterate ed inequivocabili dichiarazioni di non riconoscimento dello Stato di Israele e della volontà di distruggerlo pronunciate anche dai dirigenti palestinesi.
Senza contare che nel 1979 Israele lasciò all’Egitto l’intera penisola del Sinai, cioè l’80% dei territori conquistati nel 1967 in cambio del primo trattato di pace con un Paese arabo e che, dopo decenni di gravi stragi terroristiche, quando l’OLP si decise a riconoscere l’esistenza dello Stato d’Israele, con gli accordi di Oslo del 1993, Israele lasciò all’Autorità palestinese l’amministrazione delle maggiori città della Cisgiordania; ma non basta, quando, nel 2000, il presidente americano Bill Clinton presentò alle due parti un definitivo piano di pace che accoglieva sostanzialmente le richieste palestinesi, Israele accettò e Arafat rifiutò.
O senza considerare che Israele si ritirò da Gaza unilateralmente nel 2005 e che su quel territorio governa, con metodi brutali e all’insegna dell’applicazione del più retrivo islamismo, Hamas, nel cui Statuto c’è scritto che: “Israele esisterà e continuerà ad esistere finché l’Islam non lo cancellerà, proprio come ha cancellato altri prima di esso”, e che infatti “si diverte” a lanciare razzi in territorio israeliano, come quelli che provocarono il conflitto del 2014. Questo a proposito del “colonialismo” israeliano, addirittura accostato a quello fascista, secondo un’evidente volontà di manipolazione storica e propaganda ideologica diseducativa di applicazione agli ebrei di definizioni e caratteristiche proprie dei loro persecutori (basti pensare alle leggi razziali del 1938), ciò a riconferma della malafede nella connotazione dell’evento.
A tutto questo, si aggiungono altre due inquietanti considerazioni, oggetto di un’interrogazione parlamentare che l’onorevole Daniele Capezzone, su nostra sollecitazione, ha presentato al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. La prima ha a che fare col patrocinio concesso all’evento da un’amministrazione pubblica quale “Pistoia Capitale italiana della cultura 2017”. È questa la cultura che si vuole trasmettere? È questo il biglietto da visita dell’eccellenza intellettuale italiana? È così che sono stati spesi soldi pubblici? La seconda scaturisce dalla partecipazione del Centro studi per la scuola pubblica; addirittura il convegno consente il rilascio di crediti formativi professionali per gli insegnanti che parteciperanno all’incontro, ai quali si riconosce il “diritto” a farsi sostituire in caso di presenza all’evento. Quali “valori” potranno trasmettere gli insegnanti presenti ai loro alunni? Quale stimolo alla conoscenza e alla comprensione veicoleranno, una volta tornati in classe? Concludo a proposito dell’evento di Pistoia che servirebbe un presidio contro la disinformazione e la manipolazione dei giovani, magari in questo caso con la presenza di qualche ebreo libico che racconti come fu cacciato in quanto ebreo dalla Libia nel 1968. Il veleno antisraeliano circola ormai spudoratamente.
* (avvocato, presidente associazione Italia-Israele di Livorno)
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