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Pistoia

il poliziotto scrittore 

Quella polemica mai esistita fra Antonio Fusco e Saviano

PISTOIA. «Per Saviano noi poliziotti non esistiamo». E ancora: «Poliziotto azzera Saviano: “Per lui gli uomini in divisa non esistono”». Una polemica che fa notizia. Se la polemica fosse fondata. Il...

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PISTOIA. «Per Saviano noi poliziotti non esistiamo». E ancora: «Poliziotto azzera Saviano: “Per lui gli uomini in divisa non esistono”». Una polemica che fa notizia. Se la polemica fosse fondata. Il poliziotto tirato in ballo nei titoli apparsi nei giorni scorsi su alcuni quotidiani nazionali è il vicequestore Antonio Fusco, capo della Mobile di Pistoia e ormai apprezzato scrittore di noir. E proprio in questa sua veste intervistato da un giornalista de “La Verità” di Maurizio Belpietro, in occasione dell’uscita del suo quarto romanzo. Un’intervista in cui lo scrittore Fusco ha tra l’altro esternato quelle che sono le sue preferenze di lettore in fatto di romanzi noir. Niente di più. Per poi ritrovarsi a sorpresa protagonista di un “attacco” a Saviano mai neppure pensato.

«Oggi vi voglio raccontare una cosa buffa che mi è capitata – scrive ora Fusco sul suo profilo Fb – Qualche giorno fa, libero dal servizio e, quindi, libero anche di vivere la mia vita di normale cittadino che ha la passione della scrittura, sono andato nella sede Giunti di Firenze dove mi aspettava un giornalista de “La verità” per farmi qualche domanda sul mio nuovo romanzo. L’intervista è durata circa mezz’ora. Ho risposto a tante domande, ma quella che è sembrata più interessante per chi decide i titoli dei giornali riguardava indirettamente Roberto Saviano. La domanda era: “Lei è napoletano d’origine, perché non ha pensato di ambientare a Napoli i suoi romanzi come fa Saviano?”. Io ho risposto che il paragone andava fatto, casomai, con Maurizio De Giovanni, che scrive noir come me. Saviano scrive altro. È passato, senza farlo capire molto bene ai suoi lettori, da “libri verità” incentrati sulla cronaca giudiziaria, come “Gomorra” e “Zero, zero, zero” (che io ho molto apprezzato) a romanzi di fiction “crime” che a me non piacciono. Non li preferisco perché sono completamente incentrati sul racconto del male senza che vi siano figure antagoniste a rappresentare il bene, come forze dell’ordine e magistrati, che nella realtà combattono e quasi sempre vincono contro quei criminali che, invece, vengono decritti come onnipotenti e incontrastati».

«È un mio punto di vista. Il parere di un lettore, prima ancora che di uno scrittore e di un normale cittadino – sottolinea Fusco – Questa cosa è sembrata così strana che alla fine l’intervista è stata rilanciata solo per queste poche parole, coinvolgendo anche il mio lavoro che non c’entra assolutamente nulla. Ma voi trovate normale tutto ciò? È possibile fare notizia per il solo fatto di esprimere un parere sulle opere di uno scrittore?».



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di Redazione web